Siamo logorati dalla speranza. E' questo il problema di coloro che hanno cercato di difendere gli ecosistemi della terra. Ogni volta che i governi si incontrano per discutere della crisi ambientale, ci sentiamo dire che si tratta del vertice dell’ “ora o mai più” dal quale dipende il futuro del mondo.
Anche se precedentemente le trattative potrebbero essere fallite tuttavia questa volta la luce della ragione si poserà sul mondo.
Sappiamo che si tratta di sciocchezze, tuttavia permettiamo alle nostre speranze di risollevarsi solo per vedere 190 nazioni discutere per l’intera notte sull’uso del congiuntivo al paragrafo 286. Siamo consapevoli che alla fine di tutto ciò, il segretario generale delle Nazioni Unite , il cui incarico lo obbliga a dire assurdità in un impressionante numero di lingue, spiegherà che le questioni irrisolte (vale a dire tutte) verranno rinviate al prossimo summit. Ciò nonostante, ancora speriamo che accada qualcosa di positivo.
Il summit di questa settimana a Rio de Janeiro è un fantasma dell'incontro di successo e di speranza di venti anni orsono. Allora, i leader che si erano incontrati in questa stessa città nel 1992 affermavano che i problemi ambientali sarebbero stati risolti. Tuttavia, tutto ciò che hanno creato sono stati un aumento degli incontri che continueranno fino a quando i delegati, circondati dall’innalzamento delle acque, avranno gustato l’ultimo raro pennuto squisitamente presentato in un involtino di foglie di olivo. La biosfera che i leader mondiali avevano promesso di proteggere si trova in uno stato decisamente peggiore rispetto a quello di venti anni fa. Non è il momento di riconoscere che hanno fallito?
Questi summit hanno fallito per la stessa ragione per cui le banche hanno fallito. I sistemi politici che si pensava avrebbero rappresentato tutti noi, risultano essere governi di milionari da questi ultimi finanziati e che agiscono per loro conto. Per questa elite gli ultimi 20 anni sono stati un banchetto. Su richiesta delle multinazionali e degli ultra-ricchi i governi hanno rimosso norme per loro limitanti - leggi e regolamenti- che impedivano ad una persona di distruggerne un’altra. Aspettarsi che governi finanziati e incaricati da questa elite proteggano la biosfera e difendano i più deboli è come aspettarsi che un leone viva in un gaspacho.
Basta solo vedere il modo in cui gli USA hanno ferocemente attaccato la bozza di dichiarazione del Summit sulla terra per afferrare le dimensioni del problema. La parola “equo” , insistono gli USA, deve essere rimossa dal testo. Vale la stessa cosa per qualsiasi cosa menzioni il diritto al cibo, all’acqua, alla salute, allo stato di diritto, all’uguaglianza di genere e al potere della donna. Deve essere rimosso l’obiettivo di impedire due gradi di riscaldamento globale. Lo stesso vale per l’impegno a mutare “il consumo non sostenibile e i modelli di produzione” e a separare la crescita economica dall’uso naturale di risorse.
Più significativamente , la delegazione degli USA chiede la rimozione di molti dei fondamenti accordati dal presidente repubblicano a Rio nel 1992. In particolare, è stato stabilito di rimuovere tutte le menzioni del punto fondamentale di quel vertice sulla terra: le responsabilità comuni ma differenziate. Ciò significa che mentre tutti i paesi dovrebbero lottare per proteggere le risorse mondiali, quelli con più risorse finanziarie a disposizione e quelli che hanno provocato la maggior parte di danni dovrebbero avere un ruolo più significativo.
Ricordiamo che questo non è il governo di George W. Bush ma di Barack Obama. Il sabotaggio paranoico, meschino e unilaterale degli accordi internazionali prosegue in maniera incessante. Vedere Obama ritornare sui proprio passi riguardo agli impegni presi dall’amministrazione di Bush padre venti anni fa significa constatare fino a che misura un piccolo gruppo di plutocrati ha stabilito la sua presa sulla politica.
Mentre l’impatto distruttivo degli USA su Rio è maggiore rispetto a quello di qualunque altra nazione , ciò non giustifica i nostri fallimenti. Il governo britannico si è preparato per il summit della Terra attraverso l’abrogazione sia del nostro Climate Change Act sia delle direttive europee sull’efficienza energetica. David Cameron non sarà al summit sulla Terra. Lo stesso vale per Ed Davey, il ministro per l’energia e i cambiamenti climatici (che probabilmente è una benedizione dal momento che è totalmente inutile).
E' superfluo far notare che Cameron con gli altri assenti come Obama e Angela Merkel si trovano al summit in Messico del G20 che ha luogo immediatamente prima di Rio. Un altro principio del summit del 1992 - le questioni economiche e ambientali non dovrebbero essere discusse separatamente – è andato in fumo.
La crisi ambientale non può essere affrontata dagli emissari dei miliardari. E’ il sistema che deve essere messo in discussione e non le singole decisioni. A questo proposito la lotta per proteggere la biosfera è la medesima lotta per la redistribuzione del reddito, per la protezione dei diritti dei lavoratori, per la sussidiarietà, per l’uguaglianza prima ancora delle singole leggi.
Dunque, questa è la grande domanda della nostra epoca: dove sono tutti? Gli imponenti movimenti sociali del 19° secolo e dei primi anni ’80 del ventesimo sono scomparsi e nulla li ha sostituiti. Chi di noi ancora contesta il potere ingiustificato sente che i nostri passi fanno eco nelle vuote stanze che una volta erano affollate da moltitudini. Quando poche persone protestano - come hanno fatto gli occupanti di Occupy Wall Street- il resto della nazione aspetta che gli stessi conquistino il tipo di cambiamento che richiede il lavoro di milioni di persone.
Senza movimenti di massa, senza conflitti per ridestare la democrazia, tutto ciò che ha valore viene cancellato dal discorso politico. Tuttavia, noi non ci mobilitiamo perché veniamo infinitamente sedotti dalla speranza: la speranza è la corda alla quali noi tutti siamo appesi.
Articolo pubblicato su The Guardian il 18 giugno 2012.Traduzione di Michela Onofri.
(21 giugno 2012)

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