Caro Marco, domani parte il 95° Giro d’Italia e per ragioni di business che ormai sono entrate pesantemente anche nel ciclismo, si partirà da Herning, sconosciuta città danese. Operazione che avresti di certo contestato. Faranno il prologo, due tappe e poi il riposo per lo spostamento in Italia, poi dodici tappe tutte di seguito! E poi dicono che guardano alla salute e al riposo degli atleti…
Sei entrato nel mio cuore nel Giro d’Italia 1994. La TV immortalava una delle tue prime imprese. Sul Mortirolo e sul Santa Cristina staccasti Indurain trionfando all’Aprica. Fu amore a prima vista. Il giorno dopo inforcai la bicicletta, che a quel tempo usavo come semplice passatempo, e ne feci la mia compagna e ragione di vita per oltre 10 anni.
La primavera seguente scalai la Bocchetta, durissima salita nell’entroterra di Genova per aspettarti in vetta in occasione del Giro dell’Appennino e avere con te il primo incontro vis a vis. Con i draghi lo ebbi nelle rampe più dure della salita. Che poi sulla Bocchetta si va pianissimo. Chissà come ti vedrò bene, pensai. Impiegai, mi pare, 43 minuti circa. Tu non mancasti l’appuntamento scollinando da solo in vetta segnando il record di 21 minuti e 56 secondi. Altro che piano. Almeno 3 minuti in meno di un Piaggio “Ciao” truccato.
A fine anno, uno dei tanti incidenti che hanno segnato la tua sfortunata carriera, ti precluse la stagione 1996. Nel 1997 però inforcasti di nuovo la tua protesi a due ruote. Io sentivo che avresti fatto di nuovo grandi cose e partii da Genova, direzione Francia, per scalare la mitica Alpe d’Huez con la speranza di vederti passare solitario e con la certezza che non sarebbero stati due chiodi in una gamba a fermarti. Così fu.
Staccasti Ulrich, la maglia gialla. Mi rimarranno sempre impresse le sue lentiggini che parevano saltellare su un viso trasfigurato da una fatica mai provata prima. Quella di provare a non perdere la tua ruota per più di metà salita. Staccasti anche il sottoscritto. Però ti corsi al fianco per 60, forse 80 metri, quando davanti a noi lo striscione dell’ultimo km indicava che la missione era compiuta. Per te vincere quella tappa fu come vincere il Tour. Per me un’emozione che ancora lampeggia nel cuore e che rimane immortalata in una fotografia scattata da una persona speciale.
Arriviamo al 1998. L’apoteosi. Stravinci il tuo primo Giro d’Italia. Io a causa di un brutto incidente, un frontale con un auto durante una gara, simile al tuo di due anni prima, e bloccato da un busto a sostenere due vertebre fratturate, posso ammirati solo in tv mentre stacchi Tonkov negli ultimi km della salita di Plan di Montecampione. Ma il 27 luglio sono di nuovo lì. In cima ad una montagna, anzi due (Les Deux Alpes) ad attenderti al nostro appuntamento. Anche se senza bici. Non manchi neanche quello. Più puntuale di una cartella esattoriale di Equitalia domini la tappa stroncando Ulrich in una giornata dal clima infernale e vinci anche il Tour de France.
Poi arriva la fine. Il tuo strapotere viene fermato l’anno successivo a Madonna di Campiglio, dopo che avevi dominato anche quel Giro, dalla necessità di dimostrare che la lotta la doping colpiva tutti. Anche il più grande. Insomma non era uno scherzo. Infatti era una farsa.
Del dopo non voglio parlare. Appartiene alla sofferenza e alle debolezza umana che può colpire ognuno di noi in qualsiasi momento della vita.
Solo che oggi, come detto, inizia l’ennesimo Giro d’Italia. Uno dei tanti noiosi da quando non ci sei più. Ma che continuerò a guardare. Anche solo per leggere su qualche salita, soprattutto quelle più belle, ripide, magari ancora innevate, una scritta in tua memoria. Che, inevitabilmente, ci sarà. In quel momento, quando le telecamere poste su una delle moto o sull’elicottero si soffermeranno su quelle parole d’affetto immutato che ogni tifoso di ciclismo nutre ancora nei tuoi confronti, succederà il miracolo. Ogni appassionato sentirà un tuffo al cuore e si scaricherà una grande energia. E allora ti rivedremo scattare. Ancora una volta. Come solo sapevi fare tu. Come sempre il più forte di tutti. E sorrideremo. Ciao Pirata.
(04 maggio 2012)

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