Io lo ricordo bene, quel pomeriggio estivo in riviera romagnola. A Rimini avevano tirato su una tribunetta d’occasione, per placare la fame di Juve che c’era.
Era il 9 settembre del 2006 e la Juventus debuttava, dopo cent’anni di storia, nel torneo cadetto. Finì 1-1, per la Juve segnò Paro. C’è da scommettere che non se lo ricorderà quasi nessuno, Matteo Paro.
In quel ‘quasi’ c’è la differenza fra questo scudetto bianconero e tutti i precedenti, quanti che siano.
Pochi minuti dopo la vittoria del tricolore, infatti, i leader carismatici della Juventus targata Conte, Del Piero e Buffon in testa, ricordavano proprio i compagni che, come loro, avevano seguito la squadra in serie B, per riportarla prontamente nella massima serie. Buffon ha nominato uno per uno anche i campioni che, nel frattempo, sono andati via, ma che in serie B erano rimasti. Del Piero ha detto che ricorda di quel pomeriggio, e di quel campionato, ogni attimo. Loro sono rimasti per amore, soltanto per amore.
Altri campioni, legittimamente, hanno scelto la via più facile. Hanno cambiato aria, cambiato maglia, senza pensarci un attimo. E’ il calcio moderno, bellezza. Non ci sono bandiere, non c’è fede che tenga, solo il Dio Denaro. Sempre? Quasi, sempre.
In quel ‘quasi’ c’è la faccia distrutta di Gigi Buffon dopo l’errore, l’unico di un campionato straordinario, nello scorso match della sua squadra contro il Lecce. In quel ‘quasi’ c’è il post di oggi di Alex Del Piero, il Capitano, sul suo sito. In quel ‘quasi’ c’è il petto gonfio di Chiellini, Marchisio, De Ceglie, e di Pavel Nedved. Gente che c’era, e che c’è.
Per tutti loro, e per i tifosi della Vecchia Signora, questo momento sembrava non dovesse arrivare mai. Il momento in cui il cerchio si chiude, e le ferite si rimarginano. Negli ultimi 5 anni, su quelle ferite era stato sparso soltanto sale. Non entro nel merito degli errori di programmazione, tecnici, tattici, nelle valutazioni sbagliate, nelle strategie fallimentari.
Fatto sta che la Juventus, tutta, aveva smarrito la strada. Oggi non l’ha ritrovata perché ha vinto, oggi ha vinto perché l’ha ritrovata.
Non è passata per tangenziali e autostrade a 3 corsie, questa Juve qui, piuttosto per strade provinciali. Ha preso qualche buca, ha infilato più di un vicolo cieco, ma ha saputo tornare indietro. Con umiltà, sudore e un sorriso largo e scintillante. Senza retorica, sfatando luoghi comuni e sfidando odi calcistici che non hanno pari al mondo: nessuna squadra di nessuno sport è tanto amata dai suoi tifosi, quanto odiata da quelli che non lo sono.
La Juventus è campione d’Italia 2011-2012, e lo è da imbattuta (faccio una facile previsione anche sulla prossima gara casalinga contro l’Atalanta), ha disintegrato record su record e l’ha fatto con la forza del gruppo. È una verità tanto scontata quanto incontestabile. Hanno vinto tutti, tutti si sono sentiti protagonisti, e lo sono stati perché è questa la strada che ha scelto il vero straordinario artefice della cavalcata trionfale di una squadra vera, il suo giovane condottiero Antonio Conte, scelto da un altrettanto giovane presidente coraggioso. Andrea Agnelli ha commesso più di un errore, ma ha il grandissimo merito di aver capito per primo che solo con la passione ritrovata si potevano ribaltare le dolorose sconfitte degli ultimi anni e invertire la rotta.
La Juve ha vinto con gli occhi della tigre, giocando un calcio a tratti spettacolare, offensivo a ogni costo, senza paura. Ha vinto contro ogni pronostico, col vento soffiato alle spalle dall’entusiasmo straripante dei suoi tifosi, stipati in ogni angolo grondante d’amore del sempre infuocato Juventus Stadium e non solo, perché la Juve è stata accolta come una rock star in ogni città, perché in ogni città si tifa Juve, in ogni posto del mondo si tifa Juve. Perché la Juventus non è Torino, non è una città, non è un concetto geografico, e infatti non ha confini. Unisce gente di ogni colore, ogni etnia, ogni credo, tifosi che, con un termine retrò, mi piacerebbe definire appassionati. Questa è stata la vittoria della passione, perché la Juventus è stata all’inferno, è tornata, e non è mai stata così bella.
(07 maggio 2012)

Ancora una volta Giorgio Napolitano ha spiazzato tutti. La soluzione disegnata dal Presidente della Repubblica sembra avvicinarsi alla prorogatio proposta dal grillino prof. Becchi, con alcune importanti correzioni. leggi tutto
Linux System - Autorizzazione del Tribunale Civile di Roma n 25/2009 - Disclaimer - Scrivi - Chi Siamo - Login