Trattenere le lacrime non è esercizio naturale. Talvolta è necessario, ma non è mai naturale. Ieri si è consumato un esercizio collettivo, allo Juventus Stadium, per le strade di Torino, nelle case dei tifosi juventini sparsi per l’Italia e per il mondo. In un giorno bello come pochi, nella gloriosa storia della Juventus, si è consumato l’addio più struggente, più doloroso, indimenticabile.

Quando, una manciata di minuti dentro il secondo tempo di una partita che ha fatto solo da cornice alla festa tricolore dei bianconeri, il quarto uomo ha mostrato il tabellone elettronico con il numero 10 illuminato, quello che era certo da ormai 8 mesi – dal freddo annuncio del Presidente Agnelli durante un CdA qualsiasi – ovvero l’addio a fine stagione di Alex Del Piero alla sua Juve, è improvvisamente diventato vero.

E’ stato come se solo in quell’istante, in quell’attimo preciso, nei cuori dei suoi milioni di tifosi adoranti, si fosse concretizzata una separazione a lungo scacciata dalle testa e dall’animo, come a rimandare all’infinto, al tempo del mai, quel momento.

Ancora 5 minuti, ti prego. Sembravano voler dire quello, gli applausi che non si spegnevano, i cori, i sorrisi che lentamente, ma inesorabilmente, si trasformavano in lacrime. Si temeva la pioggia, ieri a Torino, ed è arrivata. Torrenziale, liberatoria, copiosa: una pioggia di lacrime che, come un’onda emotiva incontenibile, ha rotto gli argini di una passione sconfinata che molto difficilmente avrà mai pari. Molto, molto difficilmente.

Alex ha fatto un inchino per ogni lato, al centro del campo. In quel momento è tornato il ragazzino che, inconsapevole dei propri destini, segava il suo primo gol in bianconero. Infiniti ne sarebbero seguiti. E infinite vittorie, infiniti record, infinito amore.
La partita si continuava a giocare mentre Alex tornava in panca, si alzava di nuovo in piedi, si issava sulle sedie per salutare. Ancora, e ancora, e ancora.

Ancora 5 minuti, ti prego. Sembrava gridare la curva che lo chiamava lì sotto, per prendersi le sciarpe che volavano e l’amore commosso tanto delle ragazzine adoranti, quanto dei padri di famiglia. E i volti duri degli ultras? Di solito vengono ripresi mentre, spesso spalle al campo, gridano e insultano con volti trasfigurati dal tifo, talvolta esaltati, talvolta incazzati. Ieri quei volti erano umani, ed erano rigati da lacrime dense come non avevamo ancora mai visto. Forse perché un addio sportivo come questo, non si era mai visto. Alex a tratti sembrava stordito, persino lui, abituato a grida, striscioni e cori emozionanti toccati a pochi campioni nella storia del calcio e dello sport in generale. Gironzolava lento a bordo campo, in un’arena traboccante di sentimento, il Capitano. Tutto intorno un delirio di lacrime, un intontimento generale che diceva: ‘Ma è finita? E’ davvero finita? E’ finita per sempre?’.

Ancora 5 minuti, ti prego. Così si dicono gli amanti, separandosi controvoglia. E quello di ieri è stato un addio epico, struggente come un romanzo dell’800, di quelli che finiscono con una drammatica separazione, che parecchie pagine prima sapevi che avresti letto, eppure ti coglie comunque di sorpresa. Una nostalgia incontenibile che non sai come colmare, che non ti aspettavi così immediata, così forte.

Quasi 20 minuti è durata la sostituzione in campo ieri di Alex. La sua ultima sostituzione davanti al pubblico di casa, dopo il suo ultimo gol nell’ultimo stadio bianconero in cui ha giocato. Unico nella storia juventina ad aver calcato tutti i prati verdi che sono stati ‘casa’ per la Juve, fino all’approdo finale dello splendido Stadium.

Mentre intorno si giocava una partita di calcio, quella che segnava un record strabiliante per la Juventus campione d’Italia, l’imbattibilità della squadra per l’intero torneo di serie A, in mezzo al prato verde sembrava camminare un solo uomo.

Un uomo grande, un campione enorme. La verità è che Alessandro Del Piero non può e non potrà essere mai più sostituito, se non in campo, almeno nei cuori di ogni tifoso juventino che si rispetti. Alex è e sempre sarà bandiera, insostituibile.

Ne dovrebbe nascere un altro di Del Piero, e dovrebbe passare l’intera vita sportiva a difendere gli stessi colori; dovrebbe firmare le gioie più grandi e non abbandonare la squadra nelle sconfitte più dolorose; dovrebbe infrangere ogni record e far battere ogni cuore; dovrebbe firmare un contratto in bianco e accettare la panchina per amore. Dovrebbe fare l’impossibile, sostituire Alex Del Piero.
Ancora 5 minuti, ti prego. Minuti che sono duranti una notte intera. Una notte in cui oltre 400mila persone hanno riempito Torino gridando per la Juventus e per Ale. Spingendo quegli ultimi 5 minuti ancora un po’ più in là, verso la finale di Coppa Italia, l’ultima partita del Capitano dei Capitani, a Roma contro il Napoli, la prossima domenica. L’ultima.

Ma quello sarà soltanto calcio. L’addio di ieri era fatto della materia dei sogni, e neanche Ale ne avrebbe potuto immaginare uno migliore, uno più incredibile, uno più innamorato. Sul suo sito, il numero 10 bianconero ha scritto il suo grazie (http://www.alessandrodelpiero.com/news/di-piu-niente_276.html), spiegando che più di ogni vittoria e successo, c’è quello che ha avuto dai suoi tifosi in questi 20 anni. Non possiamo non ricambiare il sentimento, ringraziarlo di ogni attimo e ribadirgli, con le sue stesse parole, che ‘Di più, niente’.

 

(14 maggio 2012)

 



Di più, niente. L’addio di Alex Del Piero

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