Non partiremo da 20 anni fa, dagli anni degli ultimi successi azzurri firmati Maradona, per celebrare la vittoria del Napoli in Coppa Italia. Non perché non sia suggestivo farlo, bensì perché avevamo già fatto un tuffo nella storia di quel Napoli su queste pagine scrivendo della vigilia di quella che, prima della grande festa di ieri sera, era stata la partita più importante giocata dagli azzurri nell’era De Laurentiis.
L’era della rinascita, letterale, del club partenopeo. Il match contro il Chelsea laureatosi, poi, Campione d’Europa, non andò a finire come ci si augurava. Ieri, invece, il Napoli si è rifatto con gli interessi, vincendo la Coppa Italia e battendo, unica squadra in questa stagione, la Juventus Campione d’Italia.
La partita era una di quelle senza pronostico possibile. Si sfidavano, infatti, le due squadre che quest’anno hanno offerto il miglior calcio in Italia. Il Napoli, già in campionato al San Paolo, era stato l’unico team a mettere in seria difficoltà la Juventus, mai come in quella occasione parsa in balia della furia agonistica degli avversari. Gli azzurri, quella volta, dopo essersi trovati in due occasioni col doppio vantaggio, commisero qualche errore di troppo e la Juve, mai doma, riuscì a raddrizzare il risultato.
Ieri no, non ce l’ha fatta. O meglio, ieri il Napoli non ha sbagliato nulla, ha giocato la partita perfetta, spingendo quando c’era da spingere e tamponando, anche con discreto ordine, il prevedibile assedio bianconero dopo il penalty messo a segno da Cavani, per un fallo di Storari sul Pocho.
La partita si è spezzata lì, con la Juve, va detto, anche sfortunata negli episodi, ma incapace di eseguire al meglio le due fasi di interdizione e ripartenza, nonché appannata rispetto alla squadra dinamica vista fino a due settimane fa. Nel più classico contropiede, vera arma letale dei partenopei, Hamsik ha messo a segno il 2-0 e ha chiuso la gara, liberando, in un urlo da far invidia a Munch, la fame di vittoria che avevano squadra, società e tifosi.
Non è una squadra di facile codificazione, quella di Walter Mazzarri. Può offrire prestazioni gigantesche e alternarle con giornate da dimenticare. Nella stagione appena conclusa, del resto, il Napoli ha sprecato più di un’occasione per chiudere al terzo posto e qualificarsi, per il secondo anno consecutivo, per l’Europa che conta. L’impressione che resta, con tutto il rispetto per l’Udinese di Guidolin, è che anche l’Italia calcistica ha perso un’occasione, per il prossimo anno nell’Europa dei Campioni. Avrà, infatti, certamente una freccia dorata in meno al proprio arco, per ridare ossigeno al ranking Uefa nostrano.
La finale giocata ieri dagli uomini di Mazzarri ha dimostrato, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che il Napoli è una di quelle squadre capaci di prevalere contro qualsiasi avversario. Ed è questo che serve nei tornei che prevedono scontri diretti a raffica e imprese da compiere nella partita secca, il pane del Napoli.
E’ evidente che, con un po’ di continuità in più, questo Napoli potrà, nel prossimo futuro, ricominciare a giocare anche per il titolo italiano.
Ma per quello c’è tempo, c’è tutta l’estate in mezzo, c’è il calciomercato e tutto il resto. E c’è soprattutto la festa, quella grande, appassionata e dagli occhi lucidi, che a Napoli si sono meritati dopo le mille battaglie, la serie C e i tanti bocconi amari mandati giù a forza.
Ieri, finalmente, è arrivato il babà. Dolcissimo.
(21 maggio 2012)

Ancora una volta Giorgio Napolitano ha spiazzato tutti. La soluzione disegnata dal Presidente della Repubblica sembra avvicinarsi alla prorogatio proposta dal grillino prof. Becchi, con alcune importanti correzioni. leggi tutto
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