Una partita che, in una delle sue riedizioni, è stata definita ‘la partita del secolo’ (ci riferiamo, come è ovvio, alla semifinale di Coppa del Mondo del 1970) non può essere una partita normale. Mai. Le due nazionali di Italia e Germania si sono sfidate 30 volte, di cui 23 volte in amichevoli e partite non ufficiali. Il bilancio parla di 14 vittorie dell'Italia, 9 pareggi e 7 vittorie della Germania.
Vittorie arrivate, per i tedeschi, soltanto in sfide amichevoli. Le partite che contano sono però quelle ufficiali e qui l’Italia ha lasciato, ad oggi, solo briciole alla Germania: 5 confronti nella fase finale di un Mondiale e 2 in un Europeo per un totale di 4 pareggi e 3 vittorie per gli azzurri.
Eppure i tedeschi sono sicuri, sicurissimi di vincere questa sera. Una sicurezza che sfiora la sicumera.
Si è molto detto e scritto sulla doppia partita, politica e calcistica, che si gioca in questi giorni fra italiani e tedeschi. E’ quindi più che evidente che la sfida di stasera è una di quelle che non si giocano solamente su un prato verde.
C’è tanto di più dietro la semifinale europea fra Italia e Germania. Del resto, c’era tanto di più anche dietro il quarto di finale fra la nostra nazionale e quella inglese.
Gli europei di calcio rischiano seriamente di diventare il terreno di rivincita ideale per i Paesi mediterranei, quelli odiosamente indicati con la sigla ‘PIGS’ dagli europei del nord, in particolare da quelli di lingua anglosassone. L’acronimo è stato infatti coniato negli anni ’90 dalla stampa economica anglosassone per indicare i 4 paesi dell’Unione europea ritenuti più deboli economicamente: Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Di recente, una ‘i’ e una nazione, l’Irlanda, è stata aggiunta all’acronimo, che è diventato ‘PIIGS’. Ma gran parte dei fan del termine, va detto, continuano ad usarlo solo in riferimento ai Paesi dell’Europa meridionale. Casualmente.
‘PI(I)GS’ che, per chi non lo sapesse, in inglese vuol dire ‘maiali’, non suona forse come un termine dispregiativo e razzista? Pare di sì, tanto che è stato giudicato offensivo da molti osservatori internazionali e dal 2010 è stato in parte sostituito dal suo anagramma ‘GIPSI’, da più parti considerato comunque dispregiativo, data la vaga (?) somiglianza con l’inglese “gipsy”, ovvero “gitano”, o sarebbe meglio dire “zingaro”.
Ebbene i ‘maiali’ o gli ‘zingari’ dell’Europa rigorosa che risponde solo ed esclusivamente ai richiami economici e monetari, hanno invaso le griglie dei quarti di finale dei massimi campionati di calcio continentali. Hanno risposto presente all’appello delle prime 8, infatti, tutte e quattro le nazioni del Sud Europa. Di più, ben 3 semifinaliste su 4 erano PIGS. Mancava solo la Grecia, eliminata proprio dalla Germania nel turno precedente. Germania in seguito accerchiata dagli ‘straccioni’ di una Unione che proprio la nazione che si autodefinisce, nel suo stesso inno, ‘al di sopra di tutto, al di sopra di tutto nel mondo’ (Deutschland, Deutschland über alles, über alles in der Welt), rischia di mandare in frantumi. Magari ai rigori.
Il calcio, si sa, non è solo un fatto sportivo. E’ troppo radicato nella società, negli interessi e nelle emozioni della gente per essere definito solo sport. Sarebbe bello, quindi, se l’arroganza tedesca, per una notte, potesse essere zittita dalle grida di giubilo dei tifosi italiani in festa. Sarebbe un modo per provare a far capire, anche solo per una notte, alla Merkel e a chi la pensa come lei, il Premier italiano Mario Monti in testa, che la vita non è meramente una questione economica, che c’è tanto di più oltre a dei candidi PIL e ai conti precisi e immacolati.
C’è la gioia di vivere, la solidarietà, la comunità, la fantasia. E molto altro, tanto altro. E se non riuscisse all’Italia di Prandelli l’impresa di mostrarglielo questa sera, ci permettiamo di sperare che lo faccia in finale la Spagna di Del Bosque (vittoriosa ieri nella sfida tutta iberica col Portogallo) all’Olympic Stadium di Kiev, domenica prossima. Non per spirito antisportivo, ma per umana solidarietà: un concetto astratto per i panzer tedeschi, per cui proprio non riusciamo a fare il tifo. In nessun campo. E adesso, forza Italia.
(28 giugno 2012)

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