Bar Sport

Ci siamo prestati anche noi de Linkontro.info al gioco, dichiaratamente facile, del doppio confronto Italia-Germania, ossia quello politico, che si stava svolgendo a Bruxelles, e quello calcistico di Varsavia. Un gioco che avrebbe dovuto richiamare la 'vicinanza' di due Paesi legati da tanti episodi comuni, storici e sportivi.

Un esercizio scanzonato e dal tratto lieve ma che, invece, si è trasformato nel solito circo bestiale italico. E' bastata una bella vittoria degli azzurri per rimettere in moto la macchina della propaganda e dell'odio sciovinista.

Dalle dichiarazioni 'edulcorate' di scherno, a fine partita, di Gianni Petrucci (“Lo spread lo detta la nazionale”) a quelle decisamente sgradevoli e scioccamente nazionalistiche di Libero (“Vaffanmerkel”) e il Giornale (“Ciao ciao culona”), è stato tutto un fiorire di offese e insulti al popolo tedesco e al Primo Ministro teutonico, conditi da maschilismo e razzismo. Tutto d'un tratto i mali storici che affliggono il nostro Paese e lo sport italiano sono stati cancellati. Ma si sa, niente unisce di più che l'odio verso un nemico comune.

Le altre testate non sono state da meno. Il Tempo di Sechi ha rispolverato le manieri forti di un tempo (“Due pizze e via”) e il Corriere dello Sport è andato decisamente oltre: “Le abbiamo fatto uno spread così” riferendosi, ovviamente, alla Merkel. Il torinese Tuttosport, pensando di fare una esternazione simpatica, ha finito per offendere il protagonista degli azzurri, Mario Balotelli, alludendo scompostamente al suo colore della pelle: “Li abbiamo fatti neri”.

Un Paese che solo poco tempo fa gridava (giustamente) allo scandalo per la copertina di Der Spiegel, con spaghetti e pistola fumante, oggi si produce in una gara dell'offesa e del cattivo gusto.

Battute scontate, triviali, neanche simpatiche. Espressione di un'Italietta grezza e incattivita, che non ha più nella fantasia e nell'ironia i suoi (presunti) tratti distintivi. Un giornalismo che si finge popolare, da parte sua, ma che in realtà sembra evocare i pranzi in barca da cumenda in bermuda, si è reso complice di questo scempio spingendosi, sulle ali dell'entusiasmo, alla ricerca del titolo ad effetto, con risultati catastrofici.

In Germania ai due commentatori sportivi, Reinhold Beckmann e Mehmet Scholl, che avevano utilizzato epiteti ingiuriosi nei confronti di Balotelli e Cassano in diretta tv ("Cani randagi" e "Non autosufficienti") è  stato chiesto di "Uscire di scena, come il team tedesco". E in Italia?

Bisogna saper perdere, recitava l'adagio dei Rokes. Ma dopo anni di sconfitte, umiliazioni e degrado politico culturale, il nostro Paese ha dimostrato di non saper più vincere. E, purtroppo, neanche di scherzare.

(30 giugno 2012)



Da 'culona' a 'vaffanmerkel'. Gli insulti di un'Italia che non sa più vincere (e neanche scherzare)

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