Speciale Onda
Caro Saviano, i nostri volti non sono coperti. Già risplendono alla luce del sole
di Cecilia Greco

Caro Roberto, quelli non siamo noi. Non indossiamo caschi, nè sciarpe nere per coprirci il volto. Noi cantiamo, tutti insieme. Abbiamo i megafoni, vogliamo farci sentire. Vogliamo che ciò in cui crediamo, le nostre idee, le nostre convinzioni arrivino il più lontano possibile, arrivino anche alle orecchie di chi farà finta di non sentire. Siamo belli, ci applaudono automobilisti bloccati dal corteo. Siamo tanti, diversi, gialli verdi rossi e blu.
I negozi distrutti, le macchine incendiate e le vetrine in frantumi non hanno nulla a che vedere con la protesta. Nulla ha a che vedere con la protesta chi la utilizza come mezzo, come pretesto per dar sfogo ad una violenza oscena. Una violenza generata dalla violenza, non da un ideale. Si distrugge, si brucia, si fa a botte non per difendere il proprio pensiero (il che sarebbe ugualmente ingiustificato) ma semplicemente per dar sfogo alla propria ignoranza.
Noi usciamo di casa con la speranza di veder cambiare qualcosa, usciamo di casa perché crediamo. Loro escono di casa con una pala, o con una mazza. A volte con un manganello. Loro rovinano, distruggono e feriscono la nostra manifestazione. Loro danno la possibilità, a chi già si aggrappa ad ogni cosa pur di descriverci come fuoricorso e drogati, di chiamarci criminali.
La
lettera che indirizzi “ai ragazzi” l’abbiamo già scritta dentro di noi. Quei soldatini da strapazzo non li conosciamo, non li aiutiamo, non ci combattiamo insieme. Loro fanno la loro guerra, contro poliziotti, bancomat e camionette da soli. Si servono del nostro passaggio, poi ci dicono “Vattene sennò ti fai male”. Loro combattono un’altra battaglia.
Una battaglia da isolare con tutti i mezzi possibili, con un’ organizzazione migliore, non solo da parte delle forze dell’ordine ma anche dall’interno della manifestazione stessa. Vedere la nostra città a ferro e fuoco ci deprime e ci ferisce profondamente.
Bisogna far si che il nostro lavoro, il nostro manifestare con tutti noi stessi non venga oscurato da una piccola minoranza; chi ha messo il centro di Roma in ginocchio non ha mai fatto parte del nostro corteo, perché farne parte significa esserci col cuore, significa manifestare tutti per la stessa causa e lo stesso scopo. Non bisogna confonderci con loro, noi non ci nascondiamo, i nostri volti già risplendono alla luce del sole.
(17 dicembre 2010)
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