E alla fine la Treccani è costretta a cedere. Per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, l’enciclopedia italiana più autorevole rende i suoi lemmi consultabili liberamente in rete. Come ha dichiarato l'amministratore delegato dell’istituto fondato nel 1925 da Giovanni Treccani, Francesco Tatò, questa iniziativa rappresenta il passaggio dall’enciclopedia italiana all’enciclopedia degli italiani.

Dopo un lavoro di tre anni e un investimento di due milioni di euro, la nuova treccani.it è online oggi con più di 300mila voci fra lemmi, termini di dizionario e biografie consultabili liberamente da tutti.

Sempre Tatò, alla presentazione del nuovo portale, ha dichiarato che: “la nostra enciclopedia era un’opera elitaria, ora è di tutti”. Apprezziamo l’atto di consapevolezza democratica, ma ci permettiamo di dire anche che questo passaggio “epocale” per la più importante enciclopedia italiana è arrivato con molto ritardo rispetto alla libera consultazione del sapere consentita dall’avvento e dalla diffusione del web.

Inoltre, oggi non basta più mettere a disposizione voci di enciclopedia o di dizionario, non dopo la rivoluzione di Wikipedia, che da 10 anni, oltre alla libera consultazione delle sue voci, ha messo a disposizione dell’intera umanità il meglio del sapere possibile, e cioè il sapere collettivo dell’umanità stessa.

In tale contesto, l’argomentazione più usata dai difensori dell’encyclopédie è l’attendibilità dei lemmi. L’impostazione classica dell'enciclopedia, nata nel XVIII secolo con l’Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri di Diderot e D'Alembert, impone la stesura delle voci per mano di un comitato  scientifico, ovvero gli “esperti in materia” che garantiscono attendibilità e veridicità.

I progetti collettivi e orizzontali come Wikipedia, per contro, affidano la stesura delle voci di enciclopedia a chiunque voglia collaborare ad un lavoro in continuo divenire, non esente da errori, e che non si considera completo e definitivo, come pretende invece l’impostazione settecentesca, ancora in auge, delle enciclopedie e dei dizionari classici.

Il punto, però, è che non siamo più nel '700. Le conquiste scientifiche, tecnologiche e culturali del '900 ci hanno dimostrato ampiamente che la realtà è mutevole e molteplice, e con essa anche la conoscenza.
È anacronistico e ingenuo continuare a pensare ad una verità unica in mano a pochi esperti. Per citare Pierre Lévy, il padre dell’intelligenza collettiva: “Nessuno sa tutto, ognuno sa qualcosa, la totalità del sapere risiede nell’umanità”.

L’enciclopedia collettiva stile Wikipedia è un processo che necessariamente prevede tentativi ed errori, ma tende per passi successivi ad azzerare le imprecisioni.

È vero che l’encyclopédie era rassicurante: con i suoi volumi polverosi e odoranti di cultura si aveva l’impressione di avere tutto lo scibile umano dentro la propria libreria. Oggi non più. Il cosmo della conoscenza è esploso in un universo inafferrabile dove non ci sono verità definitive e rassicuranti.

Per pura curiosità, abbiamo controllato quanto spazio dedica Wikipedia alla voce Treccani, circa 2000 parole. La Treccani dedica invece a Wikipedia solo 92 parole.

 

(21 marzo 2011)

 




La Treccani finisce in rete

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