Sbaglia chi ritiene che la legge svuota-carceri svuoterà le carceri. Si tratta di un tentativo, necessario ma non risolutivo, che va nella più modesta direzione di fermare la crescita di detenuti. Non produrrà una riduzione significativa della popolazione reclusa. Oggi abbiamo 22 mila detenuti in più rispetto ai posti letto regolamentari.
Il piano di edilizia è fallito (fortunatamente). Incombe però la privatizzazione che se mai dovesse passare determinerebbe come negli Usa una esplosione dei numeri. Il decreto-legge Severino si compone di tre pilastri: 1) estensione della possibilità di ottenere la detenzione domiciliare a chi ha da scontare meno di diciotto mesi di pena. Molte, troppe, però le fattispecie di reato escluse. Si tenga conto, inoltre, che la detenzione domiciliare è una opportunità di uscita dal carcere in più rispetto alle altre misure alternative già esistenti. Quindi la concessione della prima da parte della magistratura di sorveglianza andrà sicuramente a detrimento delle seconde;
2) trasformazione della custodia pre-cautelare in arresti domiciliari laddove vi è un fermo di polizia. E’ questa una misura che nella quasi totalità dei casi riguarda i reati di strada, ed in particolare quelli commessi in violazione della legge sulle droghe, della legge sull’immigrazione o contro il patrimonio. Nei tempi lunghi avrebbe potuto avere una buona efficacia se non fosse che in sede di discussione parlamentare si sono moltiplicate le eccezioni. La custodia nelle camere di sicurezza delle forze dell’ordine non è invece una alternativa migliore rispetto alla galera;
3) chiusura degli attuali sei ospedali psichiatrici giudiziari e contestuale apertura di venti piccole comunità psichiatriche regionali. L’intenzione è quella buona, gli esiti vedremo. Bisognerà monitorare il sistema e impedire che nascano venti piccoli ospedali psichiatrici giudiziari privati. Come si vede si tratta solo di misure tampone, segno di una nuova coscienza meno securitaria. Altro che legge svuota carceri.
Nei giorni scorsi l’Swg ha sondato l’opinione pubblica circa la questione delle carceri e ha rilevato che i due terzi circa della popolazione italiana ritiene che la soluzione del sovraffollamento sia una priorità. Sempre nei giorni scorsi ad Asti un giudice ha assolto quattro poliziotti penitenziari accusati di violenze brutali grazie alla prescrizione e ad altra questione procedurale.
E’ giunto il tempo quindi di invocare le riforme di sistema: introduzione del crimine di tortura nel codice penale, istituzione di una figura indipendente di controllo di tutti i luoghi di detenzione, nuovo codice penale con un nuovo impianto sanzionatorio, abrogazione della legge classista sulla recidiva, abrogazione della legge xenofoba sull’immigrazione, abrogazione della legge ideologica e bacchettona sulle droghe. Infine, ben ci starebbe un cambio al vertice del Dipartimento anti-droghe che è rimasto lo stesso dal tempo di Giovanardi ministro, ossia di colui che definì Stefano Cucchi malato e per questo inevitabilmente destinato alla morte.
Articolo pubblicato su Micromega
(10 febbraio 2012)

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