Google mette al bando le armiDa ieri mattina le Nazioni Unite sono impegnate, non senza problemi, nel mettere a punto un trattato internazionale sulla vendita delle armi convenzionali.

La bozza di trattato, di cui si sta discutendo, stabilisce il divieto di approvare forniture belliche in Paesi dove “esiste un rischio sostanziale della violazione di diritti umani”. Se il trattato dovesse passare come da bozza in discussione, la Russia, ad esempio, non potrebbe più fornire armi alla Siria.

La maggior parte degli Stati sembrano favorevoli alla linea tracciata dalla bozza, ma gli Stati Uniti vorrebbero smussare il testo. Il governo americano, infatti, pressa sul non obbligo: i singoli governi dovrebbero “solo prendere in considerazione" e non essere vincolati da fattori quali i diritti umani.

Il Palazzo di Vetro sarà impegnato su questo versante fino al 27 luglio, ma non è scontato che si arrivi ad un trattato condiviso, visto che Washington è riuscito ad ottenere che per essere approvato il tratto deve essere votato all’unanimità, condizione poco probabile considerando che per molti paesi il commercio d’armi è un cardine dell’economia e del proprio potere politico sullo scacchiere internazionale.

Mentre i potenti del mondo discutono introno a un tavolo con poche probabilità d’accordo, un forte segnale nella direzione pacifista l’ha dato uno dei giganti del web.

Google ha deciso di eliminare dal suo motore di ricerca tutte le informazioni e notizie relative a siti che vendono armi e relativi componenti. Il divieto, in particolare, riguarderà articoli come fucili da caccia, coltelli e munizioni (ma anche bombe) che d'ora in poi non potranno essere messe in vendita nel servizio Google Shopping.

Non si sono fatte attendere le risposte delle potenti lobby delle armi. In un comunicato la "National Rifle Association" accusa Google di “aver adottato una nuova politica discriminatoria". Ma Google non sembra troppo intimorita da questo tipo di attacchi e incassa, invece, il plauso di molte organizzazioni contro la vendita delle armi.

Adesso bisogna vedere se anche le Nazioni Unite, come Big G, riusciranno ad essere impermeabili alle pressioni di lobby e di Stati che giocano con un ampio margine di ambiguità sul tema del traffico delle armi e dei diritti umani.


(04 luglio 2012)





Commercio armi: Google le mette al bando, mentre l'ONU tratta al ribasso

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