Beniamino Deidda è il procuratore generale di Firenze. Intervistato da una emittente radiofonica ha detto senza troppi giri si parole quanto segue: “Nessuno ha mai consumato alcool in America come quando è stato proibito. La capacità della criminalità di diffondere i consumi è molto maggiore di quella che il mercato, con le sue virtù intrinseche, potrebbe fare.

 

Tutto ciò che è illegale e proibito ha qualche fascino. Sono favorevole a una progressiva e cauta depenalizzazione da un lato e liberalizzazione dall’altro. Controllare il mercato significa anche controllare la qualità della droga, cioè garantire ai consumatori che non saranno vittime di qualità scadenti di droghe. La qualità è controllata oggi soltanto dai trafficanti.

I quali hanno mano libera senza che nessuno possa seriamente intervenire. C’è un po’ di fariseismo e l’ideologia prevale su una serena valutazione dei fatti. E quando i fatti vengono costretti nelle maglie delle ideologie non si va lontanissimo. Io vorrei abbandonare il piano dell’etica. C’è un secondo inevitabile effetto del proibizionismo ed è la lievitazione dei prezzi. Così i più deboli, quelli privi di risorse, sono costretti a procurarsi il denaro con mezzi illeciti. Aumentano i furti, aumenta la piccola criminalità. Il fenomeno si ridurrebbe se il mercato fosse controllato e i prezzi contenuti.

La legge oggi è quella che è e i magistrati hanno il dovere di applicarla nella maniera più scrupolosa possibile. Ma mi limito a notare che le norme vigenti non sono state in grado di impedire il prosperare delle droghe. Abbiamo le carceri piene di piccoli e piccolissimi spacciatori, e sappiamo che uno spacciatore arrestato viene subito sostituito da un altro. Finora il divieto generalizzato non ha prodotto gli effetti sperati”.

Deidda infine ha detto che non è un consumatore di sostanze. Neanche io lo sono e né lo sono mai stato. Pier Paolo Pasolini in una lettera inviata a Pannella scrisse che i tossicodipendenti gli erano antipatici ma l’antipatia non giustifica che li si metta in galera.

Deidda si è mosso nel solco di Saviano e Veronesi nell’avviare un ragionamento pubblico sulla legalizzazione. Ha ragione Luigi Nieri nel sostenere che bisognerebbe avviare una iniziativa legislativa popolare che si sovrapponga alla campagna elettorale. Vanno coinvolti giudici, criminologi, poliziotti, organizzazioni sociali e partiti della sinistra. Il proibizionismo ha fallito. La war on drugs ha prodotto tragedie umane e politiche. La Fini-Giovanardi va abrogata. Le mafie vanno contrastate con intelligenza, togliendo loro le fonti di guadagno. Il dibattito va de-ideologizzato. E’ giunta l’ora dell’anti-proibizionismo. In epoca di spending review farebbe risparmiare un sacco di soldi oggi buttati nella repressione dei consumi individuali.

 

(16 luglio 2012)



È giunta l’ora dell’antiproibizionismo

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