In queste settimane il tema dei diritti civili è tornato nuovamente alla ribalta, mostrando tutte le contraddizioni e i limiti della politica nell’affrontare la questione in modo civile e democratico. Una debolezza su cui ha sempre fatto perno la Chiesa, per legittimare le sue invasioni di campo sulla politica dello Stato italiano in merito a temi etici sensibili ai dettami della religione cattolica.
La risposta che pensiamo incarni al meglio l’atteggiamento che dovrebbe avere la politica italiana nei confronti dell’ingerenza della Chiesa è quella data dal Sindaco Pisapia, rispondendo agli attacchi della Curia in merito all’istituzione del registro delle coppie di fatto del Comune di Milano: “La Chiesa deve rispettare le scelte della politica, secondo il principio del rispetto reciproco e della diversità dei ruoli”. Come dire "Libera Chiesa in libero Stato".
Tanto semplice quanto efficace. Uno Stato laico, moderno e democratico non si può permettere ambiguità in tal senso, nè può continuare a ignorare i diritti e le tutele di tantissimi suoi cittadini in nome di una religione o di una determinata visone morale della società.
Anche perché l’ottocentesca affermazione “Libera Chiesa in libero Stato” andrebbe letta nella sua totalità: solo uno Stato libero può garantire l’esistenza di una Chiesa libera.
(24 luglio 2012)

Ancora una volta Giorgio Napolitano ha spiazzato tutti. La soluzione disegnata dal Presidente della Repubblica sembra avvicinarsi alla prorogatio proposta dal grillino prof. Becchi, con alcune importanti correzioni. leggi tutto
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