L'anima e il Corpo
Gramsci, l’intellettuale conteso. Ora anche dal Vaticano
di Marco Incagnola
E’ l’ultima frontiera del revisionismo storico, giunto oramai all’acme della sua espansione: scavare nella storia personale, privata, dei più significativi e rappresentativi uomini della sinistra storica italiana per trovarvi contraddizioni profonde e debolezze. E’ accaduto anche nei confronti di uno dei più grandi intellettuali italiani del Novecento, Antonio Gramsci. Quello che fu uno dei fondatori del Partito comunista italiano, secondo fonte Vaticana, si sarebbe convertito in punto di morte alla fede cristiana.
Ad affermarlo, con convinzione e dovizia di particolari, è stato il monsignor Luigi De Magistris, pro-penitenziere emerito della Santa Sede nonché conterraneo del grande intellettuale marxista. «Questo fatto, nel mondo della falce e martello, preferiscono tacerlo, ma è proprio cosi», ha proclamato il presule vaticano, oggi ottantaduenne, con un’affermazione decisamente priva di ‘grazia’. «Il mio conterraneo, Gramsci - ha aggiunto De Magistris - aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesu'. Durante la sua ultima malattia, le suore della clinica dove era ricoverato portavano ai malati l'immagine di Gesù Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui disse: ''Perchè non me l'avete portato?'' Gli portarono allora l'immagine di Gesù Bambino e Gramsci la baciò».
Il Corriere della Sera, specializzato in operazioni di questo tipo, ha dato il massimo risalto alla notizia. In realtà per chi si sia almeno una volta interessato di studi gramsciani non si tratta di una vera e propria novità. Già in passato erano circolate voci sul possibile riavvicinamento del dirigente comunista alla fede. Il ‘Gramsci conteso’, d’altronde, così come lo definiva in un celebre studio Guido Liguori, è stato uno degli intellettuali sui cui scritti si sono create vere e proprie scuole interpretative. Molte volte i suoi testi sono stati utilizzati per legittimare svolte politiche nella sinistra italiana o per sdoganare posizioni poco ortodosse all’interno della sinistra stessa. Ma polemiche a parte sembra necessario oggi sollevare un dubbio storiografico.
Qualora Gramsci avesse realmente e privatamente maturato la conversione al cristianesimo, che poi non significherebbe automaticamente conversione al cattolicesimo, quale valore assumerebbe tale scelta all’interno del sistema valoriale che emerge dai suoi scritti? «A me pare di poter dire che a te piace più la fantasticheria che la storia – scriveva Gramsci a Delio in una delle sue ultime lettere – e che sarebbe più opportuno studiare la storia reale, quella che si può scrivere sulla base di documenti concreti. Il fantasticare sulle ipotesi scientifiche era proprio degli uomini di 50 anni fa che vivevano in condizioni molto difficili di lotta ideologica (condizioni non molte lontane dalle attuali, sarebbe doveroso aggiungere)». Lo stesso Gramsci inoltre aveva scritto di essere vittima di una lenta ‘trasformazione molecolare’ a causa della lunga detenzione, che lentamente stava modificando la sua personalità e il corso dei suoi pensieri.
Forse restando sul piano delle confidenze - almeno quelle storicamente rilevanti - hanno più valore le considerazioni che Gramsci affidò in una lettera alla cognata Tatiana, in polemica con il suo vecchio professore, Umberto Cosmo: «Mi pareva che tanto io come il Cosmo come altri intellettuali del tempo ci trovassimo in un terreno comune che era questo: partecipavamo in tutto o in parte al movimento di riforma morale e intellettuale promosso in Italia da Benedetto Croce, il cui primo punto era questo, che l’uomo moderno può e deve vivere senza religione e s’intende senza religione rivelata o positiva o mitologica o come altrimenti si vuol dire».
(26 dicembre 2008)

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