L'anima e il Corpo


Lina Merlin era una fata e Mara Carfagna è una strega

di Luigi Nieri

lina-merlinOggi si svolgerà presso la Regione Lazio un interessante convegno promosso dalla consigliera Anna Pizzo, del gruppo consiliare federato della Sinistra, e dalle altre componenti del Consiglio delle Elette, che ha come obiettivo quello di fare il punto sullo stato delle politiche nazionali e locali in materia di prostituzione e tratta degli esseri umani. Il bel titolo scelto per il convegno è: “Merlin, fata o strega?” Contro ogni stereotipo estetico direi che Lina Merlin era una fata e Mara Carfagna è una strega.

Il 10 giugno del 1948 Angelina Merlin fu la prima donna parlamentare a pronunciare un discorso pubblico in Senato. Il testo dell’interrogazione presentata era il seguente: Lina Merlin si dichiarava “insoddisfatta della risposta data dall’onorevole Sottosegretario, perché egli dà una versione – e non poteva essere altrimenti – ricavata da informazione della Polizia, redatta secondo la mentalità propria di tutte le polizie”.

E poi proseguiva: “Onorevole Marazza, la prego di ascoltare ora la versione che mi è stata riferita dai cittadini presenti al fatto. I braccianti del Polesine erano in sciopero da 15 giorni; la mattina del 21 maggio il signor Pederzini, fattore, di una tenuta di circa mille campi, di proprietà del conte Spalletti di Firenze, aveva invitato per mezzo di un suo salariato i contadini dipendenti a buttare acqua sulle polpe per dare il pasto al bestiame, - questa era l’operazione necessaria – promettendo che si sarebbe recato a firmare l’accordo. I contadini fecero l’operazione preliminare, ma il Pederzini arrivò solo a mezzogiorno, dicendo che per la firma dell’accordo bisognava aspettare. I contadini attesero ma alla 5 del pomeriggio, anziché il Pederzini con la firma dell’accordo arrivò la Celere. Intanto era sopravvenuto il segretario della Federterra, il quale si è rivolto alla polizia e ha chiesto ragione del suo intervento non  necessario, poiché tutto era tranquillo. Il brigadiere della polizia rispose: “In Italia esiste il diritto di sciopero, ma esiste anche il diritto di lavoro. Voi volete impedire che sia dia il pasto al bestiame”. Intanto era no sopravvenuti i carabinieri e la folla si era addensata. Forse fu l’addensarsi della folla che provocò uno stato di psicosi nella Polizia; si scatenò violenta e improvvisa la furia dei colpi da parte della polizia che usava gli sfollagente e il calcio dei mitra che colpiva le donne e i fanciulli presenti. Allora un partigiano di Trecento, un certo Bergamini Bruno, si è ribellato; fu afferrato, si divincolò, fu ripreso e picchiato insieme ai suoi familiari, fu arrestato e condotto in caserma. La folla, come ha detto lei, al centro del paese si era accumulata, protestava e dimostrava la sua simpatia verso il Bergamini .Ad un tratto si udirono dei colpi. Testimoni oculari affermano che erano partiti dal camion della polizia. Fu quello il segnale per cui i carabinieri, che erano in un altro camion, con il motore voltato verso i molini Crivellari, spararono. Dei colpi, uno aveva preso il povero Evelino Tosarelli, la vittima. Un giovane di 24 anni che poco dopo spirava. La furia della polizia continuava; altri feriti caddero. In questo caso i contadini del Polesine esercitavano il diritto di sciopero, ma affermavano così un altro diritto, un diritto che è coevo all’uomo e che è antico quanto l’umanità, che è la più antica istituzione, il diritto alla vita, che per essi si è fatta disumana”.

La Merlin era una fata. Ieri ricorreva il sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Lina Merlin parlava di diritto alla vita. Non lo faceva evocando la vita biologica di una persona ormai morta o di un embrione non ancora persona. Lo faceva parlando di donne e uomini in carne e ossa. Di carne erano fatte anche quelle donne che lei voleva sottrarre alla mercificazione dei corpi. Di carne sono fatti quegli uomini e quelle donne che Mara Carfagna vuole mettere in carcere, portando il sovraffollamento penitenziario alla follia. La prostituzione – come quello delle droghe - è un tema affrontato con aggressione ideologica. Se invece ci fosse un sano pragmatismo si sceglierebbero soluzioni miti. Oggi invece assistiamo alla criminalizzazione di prostitute e clienti, tutti stigmatizzati nel nome della sicurezza.
 
Per quanto riguarda le soluzioni normative possibili ricordo un disegno di legge della tredicesima legislatura delle senatrici Salvato e Bruno Ganeri. Loro volevano riformare la legge Merlin del ’58 con l’obiettivo di circoscrivere  le fattispecie ordinarie di sfruttamento della prostituzione e depenalizzare compiutamente ogni condotta direttamente connessa all'esercizio della prostituzione.

Si pensi a quanto sarebbe importante giungere alla depenalizzazione del favoreggiamento o del libertinaggio. O si pensi a quanto sarebbe utile abrogare la norma che prevede la possibilità di procedere al fermo per il solo fatto che taluno eserciti la prostituzione. Questo disegno di legge era di dieci anni fa. Oggi purtroppo siamo al pensiero unico, quello ovvio, banale, massificato. Molti uomini pagano fior di quattrini per fare sesso. Nessuno di questi alza la voce contro le scelte illiberali presenti nel disegno di legge governativo targato Carfagna che vuole mettere in galera, seppur per pochi giorni, prostitute e clienti (e quindi forse anche loro stessi).

(11 dicembre 2008)



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