Mancano ormai poche ore alla scadenza dei termini per il pagamento della prima rata dell’Imu (fissata per il 18 giugno), l’imposta sul patrimonio immobiliare introdotta dal Governo Monti. Una gabella pensata senza tener conto della complessa fase recessiva e delle difficoltà che stanno attraversando le famiglie italiane. E’ di queste ore la notizia che il Governo ha deciso di inserire all’interno del Decreto Sviluppo l’esenzione dall’Imu per le case in vendita con un valore sino ai 200mila euro. In sintesi i costruttori detentori di case invendute saranno esonerati dal pagare la nuova tassa sul patrimonio immobiliare.

Per gli altri, invece, ad eccezione di una detrazione per i figli a carico, non resterà che pagare, con formula piena, un’imposta che pesa, mediamente, 496 euro a famiglia e riguarda l’82% degli italiani definiti proprietari di una prima casa.

Fra questi vi è anche chi è costretto a pagare un mutuo, molte volte trentennale, ad una banca. Persone che, in assenza di adeguate politiche abitative pubbliche, sono state costrette a comprarsi un appartamento con prestito ipotecario.

E’ lecito definire proprietari coloro che risiedono in un immobile che può essere loro sottratto alla prima rata inevasa?

Forse, in simili casi, l’Imu l’avrebbe dovuta pagare la banca, almeno sino all’estinzione del debito. Cittadini veri proprietari, insomma, solo di fronte al fisco. Banche e costruttori, ossia coloro da cui ormai dipende il diritto all’abitare di ogni cittadino, invece, possono essere esonerate dal versare il proprio contributo alla collettività.

(15 giugno 2012)



Imu, per molti ma non per tutti

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