Da Los Cabos, Messico, i 20 paesi più industrializzati del mondo mettono fine all’austerity imposta dal Governo tedesco. "Vogliamo promuovere la crescita e la creazione di posti di lavoro", si legge nella bozza di dichiarazione finale del G20 pubblicata dall'Associated Press.

Una dichiarazione vaga ma che sembra indicare comunque una forte volontà di scardinare il modello Merkel che ha imposto, da una posizione di forza, una rigida politica europea di austerity che al momento ha mostrato più difetti che pregi.

Ma le questioni economiche dell’Europa non sono solo un problema interno al vecchio continente, anzi in questi giorni sembrano interessare moltissimo agli Stati Uniti che vedono nella tenuta e nel rilancio dell’Europa la strada principale per l’uscita dalla crisi, come ha precisato lo stesso Obama: “È l'ora di agire per assicurare che tutti facciano ciò che è necessario per stabilizzare il sistema finanziario, assicurare la crescita, recuperare la fiducia dei mercati ed evitare il protezionismo”. Un invito, quello del presidente americano, rivolto affinché la politica europea cambi rotta e pensi allo sviluppo, aumentando anche la spesa pubblica.

In questo clima di cambiamento di strategia per uscire dalla crisi globale, sembra già anacronistico la questione tutta italiana di mettere il pareggio di bilancio in costituzione. In una fase in cui si investiranno soldi pubblici per rilanciare l’economia, l’Italia si auto castra vincolando la spesa pubblica per costituzione.

Già era evidente a tutti che almeno per i prossimi anni si sarebbe andati in deroga. L’Italia, secondo il Fondo Monetario Internazionale, non raggiungerà comunque il pareggio di bilancio almeno fino al 2017. Adesso che sembra che alla linea Merkel subentri la linea Obama, avremo qualche giustificazione morale in più per andare in deroga. Questo però non cancella il grave errore di aver messo in costituzione il pareggio di bilancio in piena crisi.

(19 giugno 2012)



Il G20 boccia l’austerity imposta dalla Merkel

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