“Gli indicatori relativi al secondo trimestre segnalano un nuovo indebolimento dell'espansione economica e una maggiore incertezza”, ergo: “serve più flessibilità e moderazione salariale”. Questi sono i diktat del bollettino di luglio della Bce, secondo la quale per tranquillizzare i mercati serve ancora più facilità di licenziamento e una riduzione sensibile dei salari.
L’Italia, più realista del re, ha già adempiuto con rigore a entrambe le richieste, ma pare non basti mai: la banca centrale chiede ancora più sacrifici, ancora più lacrime, ancora più sangue.
Se si guarda indietro nella storia con occhio un po’ disincantato, vediamo come tutte le grandi civiltà, che ancora oggi studiamo e apprezziamo, hanno fondato la loro grandezza sulla schiavitù. Le piramidi in Egitto esistono grazie agli schiavi, idem per quanto riguarda la grande muraglia cinese. Anche la democrazia ha goduto dei vantaggi della schiavitù: nella Grecia antica è nata la polis grazie agli schiavi che pensavano a mandar avanti la produzione e l’economia, mentre gli uomini liberi (liberi anche dalla necessità di lavorare) si dedicavano alla politica. Anche gli Stati Uniti, la più grande democrazia al mondo, sono diventati grandi grazie allo sfruttamento degli schiavi deportati dall'Africa.
La Bce potrebbe quindi portare esempi del genere, nel prossimo bollettino, per legittimare il ritorno della schiavitù in Europa in nome della stabilità e della credibilità nei confronti del mercato.
Noi, con il nostro Governo tecnico, ci stiamo già portando avanti col lavoro, che non si dica poi che siamo sempre gli ultimi della classe. Il Presidente Monti, in queste ore, ha sferrato il suo attacco contro la concertazione, definendola “causa dei mali di oggi” e tentando di dare così un altro colpo letale ai diritti dei lavoratori, conquistati in anni di dure lotte.
Se il Governo riuscisse ad abolire anche la concertazione, il passo verso la schiavitù sarebbe decisamente più breve e forse, in questa amara materia, potemmo ambire ad essere finalmente i primi della classe.
(12 luglio 2012)

Ancora una volta Giorgio Napolitano ha spiazzato tutti. La soluzione disegnata dal Presidente della Repubblica sembra avvicinarsi alla prorogatio proposta dal grillino prof. Becchi, con alcune importanti correzioni. leggi tutto
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