Il Parlamento italiano ha definitivamente ratificato, con il sì di oggi dell'Aula della Camera, i trattati europei che istituiscono il Fiscal Compact. Dopo l’introduzione del pareggio di bilancio di Costituzione, dunque, il nostro Paese decide di adottare un’altra norma capestro, che rischia di rappresentare una seria ipoteca sul futuro e su ogni programma di rilancio di politiche di sostegno dei più deboli e dell’economia.
Il fiscal compact prevede l'obbligo per i Paesi con un debito pubblico superiore al 60% del Pil di rientrare entro tale soglia nel giro di 20 anni, ad un ritmo pari ad un ventesimo dell'eccedenza ogni anno. Proprio mentre lo spread continua a salire a ritmi vertiginosi, l’Italia introduce nuove norme restrittive sulla spesa pubblica. La disciplina dei conti non basta, e l’Italia rischia di accorgersene, purtroppo, quando sarà ormai troppo tardi. Chi ha sostenuto la necessità di queste misure oggi è costretto ad evocare la speranza della costruzione di un’Europa politica. Ma non è questa l’Europa che in molti sognavano.
Si delinea sempre più un soggetto sottomesso alla grande finanza, ai mercati, e alla volontà degli Stati con un peso specifico maggiore. Mancano ancora i contrappesi, gli ancoraggi, le garanzie che fanno di un soggetto politico, seppur composito come potrebbe essere l’Europa, un organismo democratico e coeso. L’Italia, al momento, è quella che sta pagando, con queste due misure e con le numerose manovre adottate negli ultimi mesi, il prezzo più alto.
I risultati ancora non si vedono, le prospettive neanche. Debbono averlo capito anche molti parlamentari che si sono astenuti o hanno votato contro. Il Pdl si è spaccato, l’Idv si è astenuto. Si sta scrivendo l’agenda dei prossimi 20 anni nel quasi silenzio generale. Ma se i sacrifici sono chiari, ignoti restano i benefici.
Le forze progressiste hanno il dovere di scriverne un’altra di agenda. Così come intende fare la Francia di Hollande. Non è compito facile, ma doveroso. Una sinistra che si propone solo il cabotaggio tradisce la sua missione storica. E non ha più senso di esistere. Forse lo scudo fiscale e il fiscal compact avrebbero meritato ben altra accoglienza.
(19 luglio 2012)

Ancora una volta Giorgio Napolitano ha spiazzato tutti. La soluzione disegnata dal Presidente della Repubblica sembra avvicinarsi alla prorogatio proposta dal grillino prof. Becchi, con alcune importanti correzioni. leggi tutto
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