20 luglio 2001. Genova, piazza Alimonda. Un ragazzo, Carlo Giuliani, giace a terra esanime. L’orrore si stampa sui nostri occhi e su di quelli di mezzo mondo. Una persona perde la vita per aver preso parte a una manifestazione contro i potenti del mondo e contro la globalizzazione. Una persona barbaramente uccisa in un contesto di violenza e di morte.
Da allora niente è stato più come prima. Non fu più lo stesso il movimento cosiddetto no global, almeno in Italia. Non fu più lo stesso lo spirito e la speranza di molti nonché la convinzione di poter cambiare il mondo. Ci avrebbero atteso anni di profonda involuzione della democrazia e della partecipazione.
Genova fu l’inizio di uno dei tanti periodi bui della nostra democrazia. Allora sapevamo che la morte di Carlo Giuliani non fu un tragico incidente, ma la conseguenza di un clima esasperato e violento creato ad arte per dissuadere e spaventare un movimento sempre più forte. Oggi la giustizia ce lo conferma. Ci conferma che ci fu una regia in quella mattanza, che ci furono dei mandanti e ci conferma la convinzione che la morte di Carlo Giuliani è anche una conseguenza di quel clima. Ma giustizia non è stata mai pienamente fatta.
Le sentenze, infatti, indicano i responsabili della vergogna Diaz ma non i mandanti. A ciò si aggiunge l’inaccettabile asimmetria delle pene comminate agli agenti rispetto a quelle dei presunti ‘devastatori’. La morte di Carlo Giuliani resta un ‘incidente’ e Genova una parentesi negativa.
La continua ricerca delle responsabilità particolare e individuale ha sempre sviato dalla ricerca delle responsabilità nella gestione dell’ordine pubblico di quelle giornata. Genova fu tutto un grave errore. Un colpevole rrore che provocò morte e sofferenza. E Carlo Giuliani fu vittima di quell’errore disumano. Il G8 di Genova, nel 2012, entra di diritto nell’elenco dei casi irrisolti della giustizia del nostro Paese.
La ricorrenza di quest’anno dunque, si riempie ancora di più di amarezza. Le sentenze sulla Diaz e su quella giornata non hanno restituito mai né verità, né giustizia, ma nemmeno un quadro esaustivo degli avvenimenti.
(20 luglio 2012)
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