Il sesto oro italiano lo abbiamo visto live. E’ arrivato ancora una volta da una disciplina nella quale si usano le armi. Cinque ori sui sei italiani provengono da sport nei quali si usano oggetti potenzialmente pensati per fare del male. L’arco, la carabina, la spada. Fortunatamente siamo più bravi nell’usarle per finta e in pace che non dal vero e in guerra.
È questo l’unico uso delle armi che ci piace. Ieri i fiorettisti italiani hanno sconfitto quattro giapponesi che facevano paura. Il loro aspetto fisico e sonoro corrispondeva alla iconografia classica del soldato giapponese della seconda guerra mondiale: bassi, compressi, viso corrugato privo di sorriso, urlanti ad ogni stoccata andata in porto. Nel momento della sconfitta ci aspettavamo un classico harakiri con le loro spade. Fioretto impugnato con entrambe le mani e rivolto verso il proprio petto in segno di irrimediabile delusione.
Fortunatamente così non è avvenuto. Tutti salvi i giapponesi a raccogliere l’argento alla destra degli italiani. Baldini, Avola e Cassarà hanno vinto meritatamente la medaglia più nobile. Cassarà ha combattuto alla sua, con veemenza e attaccando a ogni round. Avola, la riserva sulla carta, ha pareggiato due incontri e ha vinto quello decisivo. Baldini è partito malissimo e ha concluso in bellezza consegnando l’oro all’Italia tutto sommato senza troppe trepidazioni. Quella di Andrea Baldini è une bella storia.
Fu escluso dalle Olimpiadi di Pechino per una vicenda di doping. Venne riammesso, a Olimpiadi perse in quanto non gareggiate, con tante scuse dalla Federazione, a seguito di una assoluzione in appello, cosa rara nel mondo dello sport. Una domanda ci viene dal profondo della nostra mente: ma a cosa servirebbe la droga nella scherma? E’ facile intuirlo nel sollevamento pesi, nell’atletica leggera, nel ciclismo. Ma nella scherma? Boh. A tirare meglio? La scherma è uno sport di attenzione, di intelligenza, di rapidità e di lentezza a seconda del momento. Non è uno sport per cocainomani.
* Inviati a Londra
(06 agosto 2012)
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