Dossier Ponte sullo Stretto/2
di Bartolo Scifo*
La Repubblica Italiana si cimenta con il ponte per la prima volta nel 1957: l’architetto Armando Brasini propone un ponte a più campate sospese su piloni emergenti da isole artificiali, ma l’idea non ottiene il plauso della neonata repubblica. Nel 1968, con la legge ad hoc (legge. 384), viene conferito ad Anas, Ferrovie dello Stato e Cnr l'incarico di acquisire ulteriori elementi circa la fattibilità dell'impresa. Mentre gli americani si apprestavano a compiere il grande passo per l’umanità (1969), gli italiani, nel loro piccolo, indicono il “Concorso internazionale di idee” per valutare la possibilità di un collegamento stabile tra la Sicilia e il continente.
Fra i vincitori del concorso (furono presentati 143 progetti) l'idea progettuale più accreditata fu il cosiddetto “Ponte Archimede”, del gruppo Grant Alan and Partners, Covell and Partners: struttura immersa nell'acqua a venti metri di profondità e sostenuta per la maggior parte dalla spinta di Archimede (da cui il nome). Questa soluzione, almeno sulla carta, averebbe ovviato ai rischi legati alla sismicità della zona.
Altro progetto che uscì fuori dal concorso fu il progetto del Gruppo Ponte Messina spa - ponte sospeso a tre navate (attnezione: sarà questo il progetto a segnare tutta la storia successiva di questa controversa vicenda)
Fra le idee prese in considerazione ci sarà l'interessante progetto del Gruppo Musumeci, che abbandona l’idea classica del ponte a favore di una struttura più avveniristica e complessa, ma lo stato della tecnica all’epoca non consente studi di fattibilità e quindi il progetto viene abbandonato.
Forti dell’esito del concorso, si consolida attorno all’idea del collegamento stabile l’interesse di alcuni enti di ricerca: Iri, favorevole all’attraversamento aereo (il ponte) e l’Eni favorevole al tunnel sottomarino (il ponte d’Archimede); questa soluzione nel corso degli anni sarà più volte ripresentata come ipotesi molto più economica e di minore impatto ambientale.
Nel dicembre del ‘71 il governo Colombo (Dc, Pri, Psdi, Psi) approva la legge n. 1158 che autorizza la creazione di una società concessionaria per la progettazione, realizzazione e gestione del collegamento stabile viario e ferroviario. Nel 1979 il capo del governo Francesco Cossiga dà la sua benedizione e, nel ‘81, decisi gli azionisti e gli equilibri interni, nasce la “Società Stretto di Messina spa” concessionaria di Stato. Il presidente è l’onorevole Oscar Andò (1981-1990), l’Iri l’azionista di maggioranza (51%) e con quote paritetiche (12,25%) le Ferrovie dello Stato, l’Anas, la Regione Calabria e la Regione Sicilia.
È il 1982 e il ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno, Claudio Signorile, annuncia la realizzazione di “qualcosa” “in tempi brevi”. Due anni più tardi si ripresenta agli italiani con una data precisa: «Il ponte si farà entro il ‘94». Nel 1985 il presidente del consiglio Bettino Craxi dichiara che il ponte sarà presto fatto. Anche Romano Prodi, all’epoca presidente dell’Iri e sostenitore del ponte, promette «i lavori per la costruzione cominceranno al più presto». Lo stesso anno, sempre Signorile, ma adesso in veste di ministro dei lavori pubblici, raddrizza il tiro: «Nel 1988 vedremo la posa della prima pietra e nel ‘96 la fine dei lavori».
Nell’86 viene presentato lo studio di fattibilità, con i progetti, i costi e l’affidabilità relativi a tre tipologie di soluzioni, tutti tecnicamente fattibili: in sotterraneo, in mare, in aria. Fra l’87 e l’88, con immensa gioia dell’Iri (presidente Romano Prodi), si opterà definitivamente per la soluzione aerea (quella presentata al “Concorso internazionale di idee” dal Gruppo Ponte Messina spa). Nel 1990 il presidente del consiglio Giuliano Andreotti nomina come successore dell’onorevole Andò, Antonio Calarco, direttore della “Gazzetta del Sud”, che presiederà la società fino al 2002. [2/continua]
* autore del dossier “Il ponte sullo stretto. Una lunga e tormentata storia tutta italiana. Si consente la riproduzione parziale o totale del contenuto e la sua diffusione, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.
(3 aprile 2009)

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