Dossier Ponte sullo Stretto/3
di Bartolo Scifo*
Nel 1992 viene presentato il progetto di massima definitivo, comprendente le relazioni tecniche, previsioni di spesa, tempi di esecuzione e lo studio d’impatto ambientale. Durante il primo governo Berlusconi, il ministro dei trasporti Publio Fiori affronta con ottimismo e passione la travagliata storia del ponte, inconsapevole però della breve vita del governo. Anche con il governo Prodi, com’era prevedibile, si riapre il dibattito sul ponte. Questa volta sarà il ministro per i lavori pubblici Antonio Di Pietro a farsene promotore, ma neanche lui sarà l’uomo della svolta. Nell’ottobre del ‘97 il Consiglio superiore dei lavori pubblici (C.S.LL.PP.) approva all’unanimità il progetto di massima, autorizzando lo studio della progettazione esecutiva. Con un breve ma orgoglioso comunicato stampa, l’ingegnere Aurelio Misiti, presidente del C.S.LL.PP., rende noto che «Dopo un serrato dibattito, che ha interessato tutti i rami della tecnica costruttiva, finanziaria e amministrativa del ponte e delle connessioni a terra, nonché gli aspetti territoriali, paesaggistici ed archeologici, è stato definito il parere sull’opera più importante che l’ingegno umano abbia mai concepito per servire il pianeta terra».
Nel luglio 1998 la Camera e il Senato affrontano il tema del ponte con un’ampia discussione da cui emerge la chiara volontà di giungere in tempi ragionevoli alla realizzazione dell’opera. Il progetto di massima sarà trasmesso al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) che, con delibera firmata dall’allora presidente del consiglio Massimo D’Alema (febbraio 1999), decide di affidare a terzi una consulenza tecnica e finanziaria sull’opera: gli advisor (consulenti esterni prescelti dal ministero dei lavori pubblici per fornire gli elementi per la decisione definitiva sulla realizzazione dell’opera, sia per l’aspetto più strettamente tecnico, sia per la definizione delle problematiche territoriali, ambientali, sociali, economiche e finanziarie del progetto) che nel dicembre 2000 consegnano i loro rapporti sul progetto definendolo realizzabile.
Bruciando gli avversari politici sul tempo, il 18 dicembre Silvio Berlusconi, ospite del programma televisivo di Bruno Vespa “Porta a Porta”, traccia su alcune cartine d’Italia le grandi opere da realizzare. Fra tutte spicca, manco a dirsi, il ponte sullo stretto di Messina.
Il 28 giugno 2001, 17 giorni dopo la nascita del nuovo governo Berlusconi, viene varata dal Consiglio dei Ministri, la legge obiettivo (legge 443), nota come legge Lunardi. Scopo di tale legge è lo “snellimento” dell’iter burocratico, insito nella regolamentazione vigente (legge Merloni, 1994), che rallenta la realizzazione delle grandi infrastrutture necessarie al rimodernamento del nostro Paese. Il Cipe, ai sensi della legge 443 definirà il ponte sullo stretto come “infrastruttura strategica” e quindi entrerà a far parte degli interventi prioritari.
Nel frattempo ai vertici della Società Stretto di Messina cambia qualcosa: in data 27 maggio 2002, in seguito alle inaspettate dimissioni del presidente Calarco, l’incarico della presidenza della società passa nelle mani dell’ex parlamentare Giuseppe Zamberletti (ministro della protezione civile nei due governi Spadolini, nei due governi Craxi e nel governo Fanfani, nel quale ricopre anche la carica di ministro dei lavori pubblici e particolarmente vicino sia al senatore Cossiga sia al ministro Pietro Lunardi). Il presidente uscente, dopo dodici anni di onorata carriera, non resta però a bocca asciutta, infatti, l’onorevole Calarco sarà investito della carica di “presidente onorario” della Stretto di Messina spa.
È doveroso a questo punto aprire una piccola parentesi: dal giorno in cui è nata la Società Stretto di Messina spa si sono succeduti alla sua guida tre presidenti, accomunati non solo dalla carica ricoperta, ma anche dal fatto, del tutto casuale, di essere stati tutti e tre parlamentari dell’area ultramoderata della Dc.
Chiusa la parentesi di costume e società tutta made in Italy, ritorniamo alla travagliata storia del ponte. Giugno 2002: «Il ponte di Messina questa volta si farà, lo garantiamo», parola di Berlusconi. La prima pietra sarà posta nel 2004, il ponte sarà concluso nell’arco di cinque o sei anni. Poche parole del presidente del consiglio che, al termine di un incontro con il consiglio d’amministrazione della Società dello Stretto e il comitato scientifico, ha voluto fare una rapida sortita alla conferenza stampa del ministro Lunardi per dare di persona la propria parola che il ponte sarà presto una realtà.
Siamo al 20 novembre e il primo ministro ribadisce: «Il ponte sullo stretto si farà» così come tutte le grandi opere previste dal programma di governo e promesse nel contratto televisivo firmato con gli italiani.
Il 2003 è l’anno in cui il ponte sullo stretto viene inserito tra i 18 progetti prioritari a livello europeo da rendere operativi entro il 2020.
Nel febbraio 2004, il ministro dei trasporti Lunardi alla Camera di commercio e industria di Parigi, durante la prima presentazione all’estero del mega-progetto, afferma: «Il ponte è partito, il ponte si fa. Lo possiamo dire con commozione, orgoglio e certezza: il ponte sarà realizzato. È il progetto-simbolo del nuovo impulso che l’Italia vuole dare alle sue infrastrutture». Ma pochi giorni dopo arriva lo stop dell’europarlamento. Strasburgo non esclude per il momento il ponte dalle opere prioritarie, ma richiede un’ulteriore valutazione ambientale strategica, nonché un’analisi costi-benefici sul piano socioeconomico per potersi pronunciare in merito. [3/continua]
* autore del dossier “Il ponte sullo stretto. Una lunga e tormentata storia tutta italiana". Si consente la riproduzione parziale o totale del contenuto e la sua diffusione, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.
(7 aprile 2009)

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