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L'inascoltato

 

Una ordinaria notte da incubo
di Stefano Anastasia e Fiorentina Barbieri

Il 26 giugno è la Giornata internazionale per le vittime della tortura proclamata dall'Onu. Dalle nostre parti ha un sapore un po' esotico: quando se ne parla, anche in luoghi istituzionali, sembra si parli di mondi lontani. Certo, Guantanamo e Abu Grahib ci hanno dato qualche brivido, ma – come ci disse un alto magistrato qualche anno fa – la tortura da noi non è prevista, e dunque è un problema che riguarda quei Paesi che la prescrivono. Sentite allora questa piccola storia di abusi di polizia, provate a darle un nome e indovinate dove è accaduta.

Qualche giorno fa un uomo le cui iniziali potrebbero essere B.E., bengalese, è nella casa-dormitorio che condivide con altri 19 connazionali. Sono solo sei in casa, di notte. Arriva la polizia. B.E. non ha un permesso di soggiorno, ma solo un foglio che ne attesta lo status di ricorrente contro la decisione della Commissione che gli ha negato quello di rifugiato (prima udienza, già fissata, a ottobre). Insieme a quello, altri fogli, che gli intimavano l'espulsione dal Paese. Inutile dire che all'occhiuto accertamento di polizia, queste ultime carte espulsive sono sembrate più importanti di quell'attestato di ricorrente in esoteriche procedure per sedicenti rifugiati. E via, verso il commissariato più vicino.

Così B. viene arrestato, gli tolgono il cellulare e chiamano il suo avvocato, che arriverà – ahi lui! - solo la mattina successiva. Intanto però gli agenti lo costringono a una perquisizione anale e, infine, lo lasciano completamente nudo, finanche senza mutande, solo con un panino e senza acqua, in una piccola cella senza una branda, al buio e con le manette. B. riferirà poi che il buio era così pesto che non riusciva nemmeno a vedere le sue mani.

La mattina dopo viene finalmente condotto in tribunale e quindi rilasciato, dopo aver incontrato l'avvocato. Gli vengono restituite le sue cose (tranne la merce che gli era stata trovata in casa e che lui vendeva da ambulante). B. torna (temporaneamente) libero, dopo una notte da incubo, ma non se ne duole: sconcertante la sua indifferenza a tutto questo, il suo stupore allo stupore degli altri, di coloro che provano brividi al racconto di questa tranche de vie. Così funziona, dice, per gli stranieri, in Italia, anche nel centro di Roma, tra un lato e l'altro di una grande via di shopping, turismo e cotillons, dove questa storia è accaduta, solo qualche giorno fa.

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(pubblicato suTerra del 18 giugno 2009)

 

 

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