Democrazia Globale/Democrazia Locale
Per il Pdl la Costituzione è poco più che un libro. Altro che Grund norm o carta fondamentale. L’ennesima prova è data dalla proposta dell’ex radicale e ora pidiellino Peppino Calderisi di mettere mano autoritariamente alle leggi elettorali regionali, imponendo uno sbarramento del 4%. Peccato che la Costituzione lo impedisca. All’art.122 essa infatti prevede che il sistema di elezione dei Presidenti e dei Consigli regionali è disciplinato con legge della Regione, nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che fissa anche la durata degli organi elettivi.
Ora il PDL sta tentando, con i quattro articoli della proposta di legge 2669, di introdurre anche per le elezioni regionali lo sbarramento al 4%, che già alle precedenti elezioni politiche ed europee ha gettato nel cestino, per volontà bipartisan dei due maggiori partiti italiani, più o meno 4 milioni di voti. Attualmente nella maggioranza delle Regioni vige ancora il cosiddetto Tatarellum, che nel 1995 ha previsto l’elezione diretta del presidente della Regione e assegna l’80% dei seggi con metodo proporzionale e il 20% con maggioritario uninominale.
Nel 1999 è stata approvata la modifica costituzionale che ha attribuito la competenza legislativa in materia elettorale alle Regioni e nel 2004 la legge nazionale che fissa i principi fondamentali a cui le leggi regionali devono attenersi, in particolare il principio che impone di "individuare un sistema elettorale che agevoli la formazione di stabili maggioranze nel Consiglio regionale e assicuri la rappresentanza delle minoranze". In base a questi principi sono nove fino ad oggi le Regioni che hanno usufruito della nuova competenza legislativa abbandonando o correggendo il Tatarellum.
La proposta di legge del Pdl, da pochi giorni in discussione alla Commissione Affari Costituzionali della Camera, punta a modificare proprio la legge del 2004 introducendo lo sbarramento del 4% e prevedendo, allo stesso tempo, una disposizione transitoria “che renda operativa questa soglia nelle elezioni 2010, anche se le regioni non interverranno con una propria norma di recepimento”.
Non sarà un golpe ma è sicuramente una norma di dubbia legittimità. C’è da sperare che stavolta a dare battaglia non siano solo i nanetti, o cespugli che dir si voglia, ma anche le stesse Regioni, che in tal modo vedono intaccata la loro autonomia legislativa garantita dalla Costituzione. Tutta la vicenda si dipanerà attraverso due snodi, uno politico e uno giuridico.
Dal punto di vista politico, da una parte si dovrà capire come intende muoversi la Lega, che dovrà dimostrare di non essere federalista e autonomista a corrente alterna. Dall'altra c'è la curiosità di vedere se il PD si avvierà o meno verso un nuovo corso, superando la vocazione maggioritaria che tanti disastri ha provocato, per aprire una nuova politica di alleanze che gli consenta di tornare al governo del Paese. Dal punto di vista giuridico, a livello locale si stanno già studiando le contromosse al fine di sollevare la questione di fronte alla Corte Costituzionale per ingerenza del Parlamento in una materia di evidente competenza regionale.
Il nodo giuridico della vicenda è rappresentato dall’espressione “principi fondamentali”. La Consulta sarà probabilmente chiamata a pronunciarsi sulla possibilità o meno di ricondurre tra i principi fondamentali, la cui individuazione spetta allo Stato, una disposizione specifica e di dettaglio come lo sbarramento al 4%. Calderisi era radicale. Pure Capezzone era radicale. Che ne pensano i radicali che rischiano l’ennesimo esproprio di rappresentanza?
(Articolo pubblicato su Terra il 24 settembre 2009)
(25 settembre 2009)

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