Economia Globale/Economia Locale
Alemanno chiede la chiusura del Centro di Cultura Ecologica. Duro attacco all'ambientalismo romano
di Bartolo Scifo
L’ingiunzione ad oggi non è stata ancora giustificata. L’unica ipotesi plausibile sembra essere il progetto del Comune di riavere i locali per destinarli ad un uso differente. Ma se così fosse non si spiega perchè il Comune stesso non dovrebbe utilizzare altre strutture presenti nella stessa area. Il Centro di Cultura Ecologica si trova nel Parco Regionale Urbano di Aguzzano ed è ospitato in uno dei casali dal complesso A.L.B.A. 3; complesso composto da la "La vaccheria", la vera e propria sede del Centro, la "Stalla dei Tori" e il "Fienile" ancora da ristrutturare. Nel parco sono presenti altri due casali, sempre di proprietà del Comune: uno da ristrutturare ed uno già ristrutturato e consegnato al Comune, ma ad oggi inutilizzato. Il danno, nel caso della chiusura del Centro di Cultura Ecologica, sarebbe enorme, non solo per le periferia romana, ma per tutta la città. Il centro ospita al suo interno l’Archivio Ambientalista e la Biblioteca “Fabrizio Giovenale”, specializzata su tematiche ambientali, già federata con “Biblioteche di Roma”. La biblioteca non a caso porta il nome di uno dei padri dell’ambientalismo italiano di cui ricorre, proprio in questi giorni, l’anniversario della morte. Nel 2007 i suoi eredi hanno fatto dono dell’intera biblioteca di Giovenale al Comune di Roma, a condizione che questa fosse integralmente conservata e resa consultabile presso la Biblioteca del Centro di Cultura Ecologica. I responsabili del centro hanno avviato una raccolta firme da consegnare al sindaco Alemanno affinché si attivi per bloccare la chiusura del Centro, ritenuta illegittima e in contrasto con i protocolli sottoscritti dallo stesso Comune. Nelle prime ore sono state raccolte più di mille adesioni. Fra i primi firmatari ci sono nomi importanti della cultura e dell'ambientalismo come Giorgio Nebbia, Fulco Pratesi (Presidente Onorario del WWF Italia), Vittorio Cogliati Dezza (Presidente Nazionale di Legambiente), Mirella Belvisi (Consigliere di Italia Nostra), Ciro Pesacane (Presidente Nazionale del Forum Ambientalista), Antonio Onorati (Presidente del Centro Internazionale Crocevia), Andrea Ferrante (Presidente Nazionale dell’Aiab). I responsabili del centro non hanno nessuna intenzione di far concludere in questo modo un’esperienza importante che in questi primi anni di vita ha partecipato attivamente nel creare e far crescere una cultura ambientalista nella capitale. Cultura quanto mai indispensabile in questi giorni in cui si parla insistentemente di ritorno al nucleare, o si lancia l'ipotesi della costruzione del quinto inceneritore nel Lazio come unica soluzione per lo smaltimento dei rifiuti.
Con un’ingiunzione del primo dicembre, il Comune di Roma chiede al Centro di Cultura Ecologica la restituzione dei locali, entro venti giorni. Una richiesta che perviene con sei anni di anticipo sulla naturale conclusione della Convenzione sottoscritta tra il Comune e l’associazione temporanea d'impresa formata da LIPU e Casale Podere Rosa, associazione ambientalista romana nata nei primi anni novanta. Il Centro di Cultura Ecologica fa parte della rete dei 15 centri culturali della periferia romana.

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