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Democrazia Globale/Democrazia Locale

 

Anno giudiziario. Cascini: "È pura ipocrisia dire che la soluzione ai problemi della giustizia è la separazione delle carriere "
di Bartolo Scifo

In occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, che si terrà sabato 30, l’Associazione Nazionale Magistrati ha scelto la strada della contestazione. Come riporta una nota dell’Anm: “ i magistrati indosseranno la toga e avranno in mano una copia della Costituzione. Al momento dell’intervento del rappresentante del Ministro, i magistrati lasceranno in maniera composta l’aula per testimoniare il loro disaggio per l’iniziative giuridiche in corso”.

La contestazione è la risposta alle leggi definite “ad personam” del Governo, ma soprattutto vuole essere una protesta contro i vari progetti di riforma della magistratura più volte tentati.
Vi riproponiamo oggi un’ intervista a Giuseppe Cascini, segretario generale dell'Associazione nazionale Magistrati, in cui spiega la condizione della giustizia italiana.
 
 
Nel 2009 ci sono stati diversi avvenimenti che hanno portato al centro della discussione politica la giustizia e le istituzioni che la rappresentano. Gli attacchi da parte del Governo, e in prima persona del Presidente del Consiglio, diretti alla magistratura, accusata di fare politica e non il proprio lavoro. Poi lo scontro fra istituzioni che ha spostato le critiche anche verso il CSM, dopo la bocciatura del Lodo Alfano. Il nuovo anno però si apre con attacchi di tutt'altra natura nei confronti delle istituzione giudiziarie.
 
Il grave attentato alla Procura di Reggio Calabria è un caso isolato o bisogna temere che la magistratura sia realmente in pericolo?
Mi auguro che sia un caso isolato. Quello che registro, però, è che spesso la magistratura e le forze dell'ordine sono lasciate sole a occuparsi delle mafie senza un reale sostegno delle istituzioni locali e nazionali. Anzi, con attacchi continui rivolti verso i magistrati da certa parte della politica, non si fa altro che creare un oggettivo caso di isolamento; quando invece sarebbe necessario creare un cordone di solidarietà intorno alla magistratura per impedire che i poteri criminali possano rialzare la testa.

È eccessivo temere una nuova fase di stragismo?
L'episodio di questi giorni è preoccupante sotto vari aspetti. Azioni intimidatorie così eclatanti si erano registrate in Sicilia ma non in Calabria. Adesso bisogna attendere gli esiti delle indagini, ma è molto importante capire quale strategia c'è dietro ad azioni di questo genere.

Il fatto che la criminalità abbia reagito in questo modo fa pensare che la magistratura lavori e non faccia solo politica?
I magistrati italiani fanno il loro lavoro tutti i giorni, e il loro lavoro consiste nell'applicare la legge e cercare di affermare la legalità in tutte le sedi.
Questo è quello che fa la magistratura, ed è molto diverso da quello che viene rappresentato da un dibattito politico drogato da interessi particolari, che tenta di dipingere i magistrati impegnati in una lotta politica. Poi arrivano le bombe e ci mettono nuovamente davanti al reale lavoro della magistratura.
La politica dovrebbe distinguere meglio fra chi è il nemico del Paese e chi invece lotta per la legalità.

Anche se poi la politica da parte sua fa di tutto per complicare il lavoro dei magistrati. La norma sulla vendita dei beni confiscati alla mafia non sembra essere molto d'aiuto alla giustizia.
A volte le iniziative legislative sembrano seguire disegni controversi. Alcune delle norme introdotte dal ministro Alfano sul sequestro dei beni sono condivisibili e in linea con le richieste fatte dalla magistratura competente in materia.
Mentre i provvedimenti sulla vendita dei beni confiscati sembrano più indirizzati a fare cassa che a tenere alto l'impegno nella lotta alla mafie. È vero che molto spesso i beni confiscati sono in stato di abbandono e inutilizzati, ma non è certo la vendita la soluzione.
Inoltre questo provvedimento tradisce la filosofia di Pio La Torre e Giovanni Falcone che volevano che i beni confiscati andassero, o meglio tornassero, alla collettività.

Anche sul piano delle indagini la politica propone norme che poco aiutano il lavoro dei magistrati...
Purtroppo le iniziative legislative nel settore penale, e pensiamo in particolare al ddl sulle intercettazioni, a quello di riforma del processo penale e da ultimo il disegno sul processo breve (anche se sarebbe più corretto chiamarlo "prescrizione breve" e non "processo breve"), se dovessero diventare legge porterebbero a un blocco totale sia delle attività investigative che della possibilità di celebrare i processi.
Oltre ai proclami sulla sicurezza dei cittadini questo governo ha fatto ben poco. In questo scorcio di legislatura l'esecutivo ha in verità depotenziato le forze dell'ordine e la magistratura. Con la riforma delle intercettazioni non sarà più possibile fare indagini, con la riforma dei processi non sarà più possibile fare i processi.

Del 2009 ricordiamo tutti il duro scontro fra la Corte costituzionale e il governo sul Lodo Alfano. Adesso si parla di riforme condivise. è realmente percorribile questa strada?
Il linguaggio adottato dalla politica è intollerabile. I continui attacchi alla magistratura e alle massime istituzioni di garanzia del Paese stanno mettendo in crisi le fondamenta dello Stato di diritto. Ed è evidente a tutti come questo clima non sia compatibile con un percorso di riforme condivise nell'interesse del Paese.
La magistratura non ha comunque un ruolo nel processo riformatore ma si limita a fornire indicazioni sulle ricadute sul sistema giudiziario e sull'assetto dei diritti di alcune riforme. L'errore concettuale in cui oggi sembrano cadere tanti è quello di considerare le riforme una cosa buona di per sé. Non è vero. Ci sono riforme che aiutano il Paese e altre che possono peggiorare la situazione.
Oggi, stando alle proposte in campo, le riforme di cui si discute non sono utili né auspicabili. È pura ipocrisia dire ai cittadini che la soluzione ai problemi della giustizia è legata alla separazione delle carriere o a una differente composizione del Csm. Né si può pensare che la soluzione all'inefficienza della macchina giudiziaria sia limitare l'autonomia della magistratura.

Da tempo il procedere della giustizia è condizionato dalla politica. Il presidente del Consiglio Berlusconi da sempre ha rivolto i suoi attacchi alla magistratura accusandola di voler sovvertire la volontà popolare.
Le cose che dice Berlusconi sono molto simili a quelle che diceva, anche se con toni differenti e con minor seguito, Bettino Craxi.
Celano un'idea premoderna della supremazia della politica, e nel caso dell'on. Berlusconi, anche dell'economia e dell'imprenditoria. Una visione della politica che non tollera il controllo di legalità da parte della magistratura e delle altre istituzioni indipendenti.
La giustizia, in questa concezione dello Stato, non può essere uguale per tutti, perché non deve interferire con la politica e con l'economia.
Insomma i magistrati dovrebbero occuparsi, preferibilmente con mano dura e ferma, solo dei "briganti" e "malandrini", cioè degli autori di delitti da strada e dovrebbero invece tralasciare le illegalità del potere politico economico. I reati dei colletti bianchi, le zone grigie di collusione e connivenza con i poteri criminali.

In Parlamento si discute del sovraffollamento delle carceri, anche Napolitano ha detto che bisogna trovare una soluzione e forse questa soluzione non è costruire nuovi carceri...
Nel nostro Paese abbiamo un sistema carcerario del tutto irrazionale. Da una parte l'irrazionalità del sistema penale, dall'altra quella di alcuni meccanismi penitenziari.
Il recente sovraffollamento è dovuto a politiche propagandistiche e demagogiche su alcuni settori come la microcriminalità.
Alcune modifiche alla legislazione penale e penitenziaria hanno aumentato a dismisura il tasso di carcerazione per autori di reati minori che hanno pene brevissime da scontare. Soggetti che passeranno in carcere poche settimane o pochi mesi e che non fanno altro che intasare le carceri senza portare alcun beneficio alla sicurezza della collettività.
Bisognerebbe evitare di oscillare fra l'eccessivo perdonismo dei provvedimenti di indulto, votato quasi all'unanimità nella scorsa legislatura, o all'estremo opposto di una legislazione eccessivamente repressiva che introduce pene elevate per reati di minima entità come la vendita abusiva di cd o borse contraffatte o il reato di soggiorno irregolare sul territorio dello Stato.
Bisognerebbe invece avviare una seria riflessione sul sistema penale e penitenziario in modo da assicurare una minore incidenza della pena carceraria, con l'applicazione solo in quei casi che meritino effettivamente di essere puniti con la privazione della libertà e dare più spazio a forme di pena alternative.
La scelta di costruire nuovi carceri, invece, è una finta soluzione: per fare ciò servirebbero tempo e molti soldi. Risorse che, tra l'altro, il ministero della Giustizia non ha.

 

Articolo pubblicato su Terra il 7 gennaio 2010
 
(28 gennaio 2010)
 

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