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L'anima e il corpo


Quando banali non curanze mettono a rischio un diversamente abile
lettera in redazione
 
La vicenda di cui io - insegnante e tetraplegica a causa di sclerosi multipla - sono stata involontaria protagonista in una comune giornata di lavoro mi ha richiamato alla mente la Ita del Comandante Vasco Moscoso de Aragão.

Il piroscafo di cui ci narra Jorge Amado viene attraccato nel porto di Belèm con gomene, ferri, moschettoni, cavi, strings e, a buon peso, ancoretta bene armata; questa scelta, subito interpretata dall’equipaggio e dai passeggeri come frutto dell’imperizia del Comandante, sarà invece vincente, perchè soltanto l’imbarcazione di Vasco Moscoso verrà preservata dalla violenza dell’uragano scatenatosi successivamente.

La mattina del giorno 11 gennaio, ormai quasi arrivata sul posto di lavoro, ho desiderato trovarmi sulla Ita anziché sul pulmino del Trambus (servizio trasporto diversamente abili del Comune di Roma), perché in prossimità di un dissuasore di velocità la mia carrozzina si è ribaltata ed io ho prontamente battuto la testa sul pavimento del veicolo.

Il ribaltamento è stato repentino, ma non imprevedibile; infatti, la mia carrozzina era fissata con una sola cinghia poiché quella mattina la borsa dei dispositivi di sicurezza, trascuratamente floscia, non conteneva la completa dotazione necessaria.

Quella giornata di lavoro è andata persa per me e per mio marito che, avvertito dell’incidente, mi ha accompagnato al Pronto Soccorso dell’Ospedale di zona; qui, in seguito a visita medica e successiva TAC, ho ricevuto la diagnosi di trauma cranico minore con prescrizione di alcuni giorni di riposo.

Domando a chi legge: è pensabile ed accettabile che la sciatteria e l’incuria nel controllo di modeste ma indispensabili dotazioni di sicurezza abbiano come conseguenza giorni di lavoro persi, disfunzioni nell’organizzazione scolastica e aggravio della spesa sanitaria?

Ho dedicato del tempo per me prezioso a questa denuncia perché voglio che fatti di questo genere non si ripetano più, né per me né per nessun altro; e voglio che i cosiddetti normali - i quali godono per intero della loro autonomia di movimento - si rendano consapevoli di ciò che irresponsabilmente possono provocare, se sottovalutano i bisogni ed i diritti di chi non è autonomo ma vuole essere e sentirsi attivo.

 

Luisa Panattoni

 

(19 gennaio 2010)
 

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