Alemanneide
Collina della Pace: sottratta alle mafie sotto Veltroni, restituita al degrado sotto Alemanno?
di Redazione
Collina della Pace è un pezzo di agro romano situato nell’ex borgata Finocchio. Si chiama così perché negli anni ’70 è teatro di una grande manifestazione contro la guerra del Vietnam. Ironia della sorte, sono quegli stessi terreni a cadere poi nelle mani di Enrico Nicoletti, il tesoriere della Banda della Magliana. Nel 2001 l’area viene assegnata al Comune di Roma, grazie alla legge per il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati alle mafie, e affidata all’Assessorato alle Periferie per essere riqualificata con le modalità scelte dai cittadini in base ad un percorso di progettazione partecipata. Oggi il progetto, avviato con la realizzazione di un parco pubblico dedicato a Peppino Impastato al posto di un ecomostro da 20mila metri cubi, rischia di essere de-finanziato nel primo bilancio comunale dell’era Alemanno.
La decisione va a inserirsi pienamente nel solco destruens delle politiche avviate dalla nuova Giunta: prima di costruire qualcosa, demolire tutto quello che, di buono o di meno buono, sia stato messo in piedi dalla Giunta precedente. Di questo primo anno di Alemanno, in effetti, non ci sarà molto da ricordare, oltre alle visite del Papa o del Dalai Lama in Campidoglio. Anche sui manifesti che ci annunciano che “Roma riparte” o che “Roma rinasce”, i risultati rivendicati finora sono stati, oltre alla restituzione delle armi ai vigili (che in gran parte però non le vogliono), 6.216 immigrati espulsi e 5.500 alberi potati. Quasi un albero tagliato per ogni straniero cacciato: un bottino piuttosto magro, anche per chi apprezza certi parallelismi di dubbio gusto.
Ora anche Collina della Pace rischia di finire nel tritatutto alemanniano. Per il progetto erano stati previsti complessivamente 5 milioni di euro, di cui 3,6 milioni sono stati già impegnati. Il restante milione e quattrocentomila euro, destinato al recupero dei 3 casali rurali presenti nell'area per farne una biblioteca e un Centro culturale da affidare alle associazioni del quartiere, non sarebbe più previsto nel bilancio del Comune di Roma, in discussione da oggi in Consiglio Comunale. Una decisione che arriva proprio mentre la Regione Lazio, con l’assessore agli affari istituzionali Daniele Fichera, ha invece scelto di contribuire simbolicamente a quel recupero, con uno stanziamento di 100.000 Euro. Il Comitato di Quartiere Finocchio è molto preoccupato, anche per la soluzione alternativa prospettata dal Comune: affidare la riqualificazione e la gestione dei Casali ad un soggetto privato, sottraendo così alla collettività altri servizi pubblici in un’area che ne è già sostanzialmente priva.
Su chi sia questo privato, le indiscrezioni che abbiamo raccolto parlano della Curia romana. Se andasse veramente così, sarebbe difficile non pensare al fatto che il capo della Banda della Magliana, Enrico De Pedis detto “Renatino”, è sepolto in territorio vaticano, nella cripta della Basilica di S. Apollinare. O ai rapporti della Banda della Magliana con i Nuclei Armati Rivoluzionari dell’estrema destra da una parte e con l’Opus Dei dall'altra. Se andasse veramente così, la fantasia di un De Cataldo o di un Lucarelli potrebbe divertirsi a chiudere il cerchio.
(24 marzo 2009)

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