Fornero: il ministro tecnico dallo sfondone facile

Che il ministro del lavoro Fornero non sapesse molto di diritto del lavoro, ce ne eravamo già accorti. Ma che addirittura non sapesse che il lavoro è un diritto, questo no, non saremmo arrivati a pensarlo.

In effetti, la Fornero, dopo aver commosso migliaia di pensionati con le lacrime della sua prima conferenza stampa da ministro, ha successivamente continuato ad inanellare una gaffe dopo l'altra, a dispetto dell'aria da professorina e della sicumera con cui propone i propri pochi ma ben radicati concetti.

Prima, il tentativo di propagandare, tra gli effetti della sua riforma dell'art. 18, l'estensione della reintegra per tutti i licenziamenti discriminatori, che la legge prevedeva già.

Quindi, l'inesistente "paccata" di miliardi che doveva convincere sindacati e confindustria a sottoscrivere la sua riforma.

Poi, i numeri ballerini sugli esodati, in uno scontro con l'INPS che ne dava 300.000 in più di lei, con conseguente minaccia di rimuoverne i vertici, colpevoli di aver smascherato l'incompetenza del ministro.

Infine, l'intervista al Wall Street Journal, dove la Fornero afferma che il lavoro non è un diritto.

Certo, non si tratta di una giuslavorista, ma di un'economista.

Il suo esperto in diritto del lavoro è quel Michel Martone, di cui abbiamo imparato a conoscere gli illustri natali, la rapidissima carriera e il furore meritocratico contro i "giovani sfigati".

Però, al di là della scelta dei collaboratori, quella della Fornero non può più essere ridotta a mera incapacità comunicativa. In molti casi, si tratta di vera e propria ignoranza al servizio del dogmatismo scientifico.

Ora che la sua riforma è stata approvata, solo per consentire a Monti di portare lo scalpo dei lavoratori al vertice europeo di Bruxelles.

Ora che i partiti in Parlamento l'hanno votata, dopo che è stata definita una "cagata pazzesca" dagli industriali, "il grande inganno" dai sindacati, "una pessima legge" da un esponente di centrodestra come Brunetta, una "controriforma da cambiare" da un esponente del centrosinistra come Fassina.

Ora che, dopo la "porcata di Calderoli", abbiamo la "boiata della Fornero".

Ora che, fatto quello che "ci chiedeva l'Europa", tutto il parlamento è d'accordo a prendere la riforma votata oggi con la fiducia e riscriverla da capo.

Ora che il ministro Fornero ha detto anche l'ultimo sfondone.

Ora, secondo noi, è il caso che si dimetta. Tanto, la missione è ormai compiuta.

(27 giugno 2012)



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