A pochi giorni dall’approvazione del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro, l’Istat rivela che la disoccupazione giovanile in Italia ha raggiunto il 36,2%, la percentuale più alta dal 1992. Nel dettaglio un giovane su tre, fra i 14 e i 25 anni, non riesce a trovare lavoro.
Il livello di disoccupazione giovanile in Italia è sensibilmente al di sopra della media Europea (22,7%). Certamente (e per fortuna) non siamo nella condizione ancor più drammatica di Spagna e Grecia, con disoccupazione giovanile al di sopra del 50%. Ma siamo anche molto lontani dai numeri più rassicuranti di paesi come Germania (7,9%) o Austria (8,3%).
Se invece si vede il tasso di disoccupazione complessivo del nostro paese, vediamo che siamo in linea con la media europea ed, anzi, facciamo leggermente meglio: Italia 10,5 UE 11.1.
Questi dati ci dimostrano che sul mercato del lavoro il vero tallone di Achille del nostro paese è la disoccupazione giovanile. Perché, se sui dati occupazionali complessivi siamo in linea con l’Europa “che conta”, sul livello occupazionale giovanile siamo prossimi agli stati più a rischio dell’euro zona.
Questa contraddizione ci dimostra che forse, al netto della crisi – capro espiatorio per tutto, in Italia quello che manca è la volontà di integrare i giovani nel ciclo produttivo e decisionale del paese, dandogli diritti e doveri nella costruzione del futuro dell’Italia.
Ha ragione Prandelli: “siamo un paese vecchio, con tante cose da cambiare”. Solo che il cambiamento che Monti e la Fornero vogliono realizzare, va decisamente nella direzione sbagliata.
(03 luglio 2012)

Ancora una volta Giorgio Napolitano ha spiazzato tutti. La soluzione disegnata dal Presidente della Repubblica sembra avvicinarsi alla prorogatio proposta dal grillino prof. Becchi, con alcune importanti correzioni. leggi tutto
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