Siamo da mesi impegnati a sentire le banalità del Ministro Fornero e a difenderci dai tentativi di massacrare lo stato sociale italiano ed europeo. Il nostro Governo tecnico non si sa a chi risponde: alla Ue, a Goldman Sachs, al Pdl, alle tecnocrazie finanziarie europee? Forse a tutti questi in sequenza.

Sappiamo certamente a chi non risponde, ossia a chi vorrebbe una politica italiana estera forte sul terreno della democrazia, della giustizia internazionale, dei diritti umani.

Berlusconi era amico di Gheddafi, lo sappiamo. Ma Monti non sarà mica amico di Bashar al-Assad? Non una parola abbiamo sentito dal suo Governo contro le violenze e la tragica repressione imposta dal regime siriano.

La notizia degli ultimi giorni è che la Siria pare abbia formalmente accettato il piano di pace delle Nazioni Unite. Non è la prima volta che ciò viene annunciato, ma sarà questa la svolta democratica per il Paese mediorientale? Mi pare difficile crederci.

Azzardo una ipotesi: Assad accetterà tutto ciò che di collaterale vi è nella proposta di pace, ossia provvederà alla liberazione di qualche prigioniero, consentirà l’arrivo di qualche aereo che porta provviste, non sparerà sulla folla per qualche giorno, ma non ci sarà una reale transizione democratica, neanche a parlarne.

Ma perché la questione della democrazia in Siria è una questione che ci riguarda?

1) Perché la sinistra, a differenza di altri, si occupa e preoccupa di tutti gli esseri umani, non solo di quelli con il passaporto italiano. In Siria migliaia di persone sono state ammazzate brutalmente, e non si può non occuparsene. 2) Perché la democrazia su scala planetaria è la precondizione della giustizia sociale. 3) Perché i diritti umani o valgono per tutti oppure sono solo retorica. 4) Perché la nostra idea di globalizzazione è una idea di globalizzazione dei diritti e non dei mercati (mentre il Governo tecnico in carica in Italia ha, a riguardo, una idea diametralmente opposta alla nostra).

E allora che fare? Bisogna tenere alto il livello di attenzione dell’opinione pubblica, continuare nella pressione diplomatica, occuparsi della Siria prima che gli americani, convincendo i russi - che pare siano stanchi di proteggere un regime impazzito - se ne occupino a modo loro, passando alle vie di fatto. Scendiamo in piazza ora a favore della pace e della democrazia in Siria. Perché noi siamo contro gli interventi militari e siamo per la pace da costruire prima di ogni intervento armato, con la forza morale della non-violenza.



Con la forza della non-violenza chiediamo pace e democrazia in Siria

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giovedì, 23 maggio 2013

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