E’ stata approvata ieri, dal Consiglio regionale del Lazio, una importante mozione, presentata da Sinistra Ecologia e Libertà, per chiedere al Governo l’accorpamento del voto referendario alla tornata di amministrative che vedrà coinvolti molti comuni italiani. Il senso di responsabilità dei consiglieri laziali che hanno votato la mozione, però, non pare essere condiviso dal Ministro dell’Interno Maroni.
Il segnale inequivocabile che arriva dal Lazio, e che era arrivato nelle scorse settimane anche da altre regioni, ad esempio dalla Liguria, sempre su iniziativa dei consiglieri di Sel, potrebbe infatti essere ignorato dal Governo Berlusconi, deciso ad andare avanti sulla strada delle votazioni separate, con buona pace del rigore imposto da Tremonti, che anche oggi non ha fatto mancare di far cadere la sua scure, congelando i fondi Fus, e lasciando il povero Bondi disperato. Chissà, magari Bondi ci delizierà con una poesiola delle sue per esprimere il dolore che prova, mai pari al nostro a saperlo ancora e nonostante tutto al suo posto.
Se il Governo dovesse confermare la decisione di non procedere all’accorpamento, darebbe un doppio schiaffo ai cittadini e alla sovranità popolare. Il boicottaggio dei referendum, infatti, è il vero risultato cui punta il Governo, sperando di far mancare il quorum, puntando sulla pigrizia dei cittadini che notoriamente trascurano l’importanza degli appuntamenti referendari, dimostrando scarsissimo senso civico. E’ proprio nelle votazioni dei referendum che si esprime il momento più alto del diritto di cittadinanza, quello in cui i cittadini possono correggere i governanti. Si chiama sovranità popolare, ed è un concetto che molti italiani dovrebbero rispolverare.
Se il Governo insistesse a boicottare i referendum, soprattutto su temi come il nucleare e l’acqua pubblica, confermerebbe di ignorare vicende di fondamentale importanza per i cittadini, come dimostra la raccolta di oltre 1 milione e 400 mila firme in pochi mesi, solo per il referendum sull’acqua.
In tantissimi comuni italiani, insomma, i cittadini rischiano di essere chiamati alle urne fino a tre volte in poche settimane, visto che per le amministrative è previsto il secondo turno in caso di ballottaggio. Sarebbe un incredibile spreco di risorse pubbliche e una vergogna per la democrazia di questo Paese, dove si taglia senza criterio la spesa pubblica sulla scuola, sul welfare, sulla sanità e poi si sprecano risorse in questo modo.
Maroni farebbe bene a rifletterci seriamente, e a ripensarci, accorpando le date elettorali e facendo risparmiare milioni di euro alla collettività, che in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, non sarebbe male.
(10 marzo 2011)

Ancora una volta Giorgio Napolitano ha spiazzato tutti. La soluzione disegnata dal Presidente della Repubblica sembra avvicinarsi alla prorogatio proposta dal grillino prof. Becchi, con alcune importanti correzioni. leggi tutto
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