Quello nato ieri non è il nostro Governo. Non lo è per il modo in cui è nato, per la storia professionale di chi lo compone e per il programma economico che immagino intenderà attuare. Ma soprattutto non voglio minimamente che questo possa essere il Governo di riferimento delle forze democratiche e di sinistra nelle prossime elezioni generali. Immagino che qualcuno stia già lavorando alla truffa, alla grande coalizione con il terzo polo nel nome della normalità.
La società italiana ha bisogno di chiarezza, di risposte differenziate dalla politica. La sinistra deve avere un programma e una squadra di governo coerenti alla propria mission politica che ben può essere sintetizzata nelle seguenti tre parole chiave: uguaglianza, solidarietà, libertà. Fatta questa lunga ma significativa premessa, intendo inserire elementi di analisi ulteriore all’interno della discussione pubblica.
Il Governo Monti è il Governo dei banchieri? Sarebbe stato meglio se Monti avesse nominato degli industriali? Sono troppi gli accademici? Come ha sostenuto con la sua consueta capacità approfondita di indagine Marco Revelli da Gad Lerner, la situazione generale è così compromessa che non ci possiamo permettere vie di uscita sloganistiche o semplicistiche. La tenuta democratica di questo Paese non si misura dalla nascita di un governo tecnico o simil tale.
Il plebiscitarismo carismatico che ha sempre evocato Berlusconi è ben più pericoloso per la democrazia. Nella storia del novecento ha prodotto il nazismo in Germania e il fascismo in Italia. Il Governo Monti può essere sempre mandato a casa con un voto di sfiducia. Dipende solo dai gruppi parlamentari. Dire che i 900 deputati e senatori sono tutti sotto ricatto dal Grande Fratello senza dire chi è il Grande Fratello non aiuta.
Un tempo dicevamo che era la Cia, poi che era Craxi, ora che sono le banche. La Cia, Craxi, le banche sono sempre stati poteri reali e non Grandi Fratelli. Il potere o è forte o non è. Il potere debole è un ossimoro. Anche i governi progressisti esprimono poteri forti, altrimenti la loro capacità di trasformazione è nulla. Il punto non è se il potere è forte ma se è orientato al fine ultimo dello stato democratico di diritto, ossia la promozione e la protezione di tutte le libertà.
Il Governo Monti è espressione coerente del liberalismo classico per cui per esso prima vengono le libertà economiche e proprietarie e poi le libertà dal bisogno e dalla paura. Il liberalismo è una nobile dottrina politica, non di sinistra. Non può essere di sinistra un Governo che crede nella pericolosa filosofia del pareggio di bilancio. Una filosofia politica che è qualcosa di ben più rischioso per la tenuta sociale di qualunque altra forma di conservatorismo finanziario.
L’attenzione legittima ai conti non può essere esasperata fino a credere che solo pareggiando entrate e uscite si esca fuori dal guado. Il governo Monti, come ha detto più volte Nichi Vendola, è necessariamente un Governo di emergenza. Solo in questo senso può essere sostenuto da forze di sinistra.
La cultura liberale sottesa ai suoi esponenti non è una cultura progressista. Il Governo Monti non è però il Governo Berlusconi. La differenza non è data da fatto che il primo sia il governo dei poteri forti e Berlusconi il Governo democratico eletto dal popolo. Questa versione assolutrice sponsorizzata da Sallusti, Feltri e Ferrara non funziona. Berlusconi era lui stesso un potere forte, prima ancora di diventare premier. Poi ha trasformato il suo forte potere legittimo in un altrettanto forte potere illegittimo, indecente, vergognoso. Non vorremmo che oggi ci si dimenticasse delle affermazioni terribili di Brunetta o delle barzellette sconce di Sacconi. Il governo Monti è un Governo nato in questo contesto.
E’ un Governo neo-liberale, voluto dalle oligarchie, come altre oligarchie volevano Berlusconi. Il Governo Monti va contrastato perché è un governo di destra liberale e non perché è un governo di destra fascista. Come ogni destra liberale anche questo Governo presenta qualche discontinuità simbolica importante rispetto al precedente Governo di destra radicale: sono nati i ministeri alla Cooperazione allo Sviluppo e alla Coesione territoriale. Sono questi segnali in controtendenza rispetto alla xenofobia e al razzismo che ci hanno umiliato in Europa con Maroni e Frattini. Poi ci sono i simboli negativi come un banchiere allo sviluppo, un ammiraglio alla difesa. Infine dopo i segnali sono arrivati gli annunci di programma: confermata la linea liberale del pareggio di bilancio, confermati i possibili tagli a pensioni e spesa sociale.
Confermata, dunque, la mia netta contrarietà al Governo Monti.
(17 novembre 2011)

Ancora una volta Giorgio Napolitano ha spiazzato tutti. La soluzione disegnata dal Presidente della Repubblica sembra avvicinarsi alla prorogatio proposta dal grillino prof. Becchi, con alcune importanti correzioni. leggi tutto
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