Il governo Monti ha deciso di rivedere le spesa pubblica e intervenire con tagli specifici e significativi. La decisione, più che doverosa, si è concretizzata con la nomina di un commissario per la “spending review”, Enrico Bondi da subito a lavoro per presentare in tempi rapidi al Consiglio dei Ministri un piano di tagli di circa 2,1 miliardi di euro.

La questione dei tagli alla spesa pubblica è un tema annoso su cui si basa buona parte della critica alla politica, quella che erroneamente viene definita anti-politica ma che nella maggior parte dei casi è invece desiderio di buona politica e partecipazione dei cittadini nelle scelte e nelle decisioni che li riguardano.

Ed è proprio il tema della partecipazione che alla classe dirigente del nostro paese non riesce ad essere chiaro. Il commissario Bondi ha istituito un form sul sito del Governo tramite il quale i cittadini possono segnalare gli sprechi della PA. Questa notizia ha avuto molto eco sulla stampa, un vezzo tutto italiano di voler mostrare qualsiasi iniziativa “tecnologica” intrapresa dalla politica o dalla PA come prova d’interventi efficaci e innovativi.

Sulla reale “innovazione” di un form di segnalazione, chiunque utilizza normalmente la rete avrebbe da ridire, visto che questo tipo d'interazione sta al web 2.0 come un cellulare etax degli anni novanta sta ad uno smartphone dei giorni nostri.

Non è il caso, però, di soffermarsi molto sull’aspetto strettamente tecnologico (del resto siamo il Paese del portale “Italia.it” costato 45 milioni di euro senza mai andare effettivamente online), l’importante è il servizio e la sua efficacia. Ma anche su questo fronte l’iniziativa del commissario Bondi si mostra inadeguata o ancora peggio solo uno specchio per le allodole.

Il form così com’è strutturato chiede ai cittadini, previa registrazione, di segnalare per somme linee degli sprechi da loro individuati. La segnalazione impostata in questo modo vago e generale però non ha alcuna efficacia salvo la possibilità per i cittadini di fornire indicazioni comunque di buon senso come ad esempio quella del taglio alle spese militari.

Ma in ogni caso siamo lontani anni luce da un reale ed efficace approccio partecipativo. Basta chiedere ai tanti comuni o alle regioni che la partecipazione l’hanno fatta veramente per sapere che qualsiasi attività partecipativa è efficace se garantisce: informazione, ovvero fornire ai cittadini tutti i bilanci di spesa della PA, trasparenza: in stretto legame con l’informazione, vi deve essere la chiarezza per garantire che chiunque possa leggere i bilanci senza perdersi in labirinti incomprensibili di linguaggi tecnici e burocratici. E infine deve essere garantita l’azione, ovvero quello che decidono i cittadini deve essere fatto al meglio e in tempi rapidi.

Tutto questo non sembra trasparire né dalla pagina web del governo e ancor meno dalle scelte finora intraprese dal commissorio Bondi. Resta quindi il sospetto che il servizio di segnalazione si trasformi in uno sfogatoio della rabbia e dell’indignazione degli italiani, sfiancati dalla cura Monti, mentre i veri tagli, la “spending review” sarà decisa come sempre nelle stanze del governo mediando fra interessi e poteri e senza però incidere anche questa volta in modo efficace sugli sprechi strutturali del sistema Italia.

 

(03 maggio 2012)

 



Spending review targata Monti. Ovvero partecipazione senza trasparenza

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