L’Italia trema e continua a tremare da nord al sud. I terremoti sono tanti: nel calcio, dentro le mura del Vaticano, senza poi considerare lo sciame sismico che colpisce da tempo la politica. In questi giorni il terremoto è uscito dalla metafora ed è tornato a fare danni e vittime. Concrete come il cemento che frana.
Anche questa volta l’Italia si trova impreparata. Per i terremoti della natura c’è poco da fare: ci sono e ci saranno. A noi non resta che arginarne i danni e, soprattutto, ridurne l’effetto rovinoso con piani ambientali e urbanistici che non dimentichino mai la forte natura sismica del nostro territorio.
Per i terremoti metaforici, invece, la previsione è possibile, così come la consequenziale azione per evitarli. Per cominciare, ci vorrebbe una giustizia efficace e un etica sociale e individuale più strutturata.
Certo di fronte alle vittime in carne e ossa, forse è sbagliato chiamare terremoti quelli che sono più banalmente reati, malcostume, crepe e limiti del potere, sia temporale che spirituale.
La metafora del terremoto, del resto, può indurre a credere che anche questi ultimi siano eventi in qualche modo inevitabili, quasi connaturati alla natura stessa, quella sociale, e che quindi non si possa fare granchè per evitarli. A limite ci si può impegnare per limitarne i danni. Ma come per i sismi veri, anche per quelli metaforici non sembriamo tanto attrezzati.
(29 maggio 2012)

Ancora una volta Giorgio Napolitano ha spiazzato tutti. La soluzione disegnata dal Presidente della Repubblica sembra avvicinarsi alla prorogatio proposta dal grillino prof. Becchi, con alcune importanti correzioni. leggi tutto
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