Non è secondario sapere se a Roma il Pd sarà alleato anche dell’Udc di Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa, Gaetano Caltagirone, Roberto Carlino, Luciano Ciocchetti. Le recenti dichiarazioni del capogruppo in Campidoglio dei democratici, Umberto Marroni, e il conseguente silenzio assordante del resto del Pd romano lasciano sconcertati.
Per Umberto Marroni, l’alleato ideale è il centro ex democristiano. Non una parola su Sel o sulle altre forze dell’attuale centrosinistra. D’altronde, mi viene da dire, tra alcuni pezzi del Pd e l’Udc non è facile scorgere differenze profonde.
La vicenda elettorale romana non è solo una questione di sigle, di apparentamenti, di alchimie elettorali. E’ una questione di sostanza.
L’Udc, è sempre bene ricordarlo, è quello del devastante Piano Casa alla Regione Lazio, è il partito della cementificazione e dei costruttori, è quello che, in occasione del referendum, si è schierato a favore della privatizzazione dei servizi pubblici, a partire dall’acqua. E’ il partito di riferimento delle oligarchie vaticane e, non a caso, è il partito che ha affondato la legge sull’omofobia.
Abbiamo perso tempo prezioso, ma abbiamo idee, valori e proposte condivise, crediamo, dalla maggioranza dei cittadini romani, indignati e delusi dalle politiche di Alemanno.
Vorremmo, invece, sentire dal Partito Democratico romano parole chiare sui programmi e sulla coalizione. Più cubature o meno cubature? Più cemento o più agricoltura? Più trasporto privato o più trasporto pubblico? Più enfasi sulla sicurezza o più coesione sociale? Più acqua privata o più acqua pubblica? Più diritti anche per gli omosessuali e le coppie di fatto o la solita manfrina clericale? Così procedendo, il quadro si andrebbe a chiarire utilmente per gli elettori e per tutti noi. Di certo, quanto accaduto nell’assemblea nazionale del Pd sulle unioni di fatto, non ci lascia indifferenti.
Le prossime settimane saranno decisive per sciogliere i nodi delle alleanze romane e nazionali. Sel deve proporsi come il cuore della trasformazione sociale trainando tutte le altre forze politiche, in primo luogo il Pd. Lo deve fare sui contenuti e sul personale politico, puntando tutto sulla partecipazione diffusa, anche nella selezione della classe dirigente. Non dobbiamo limitarci ad attendere le decisioni altrui, altrimenti il nostro essere a ricasco farà perdere centralità e forza ai nostri temi, ai nostri valori, alle nostre priorità programmatiche.
(16 luglio 2012)

Ancora una volta Giorgio Napolitano ha spiazzato tutti. La soluzione disegnata dal Presidente della Repubblica sembra avvicinarsi alla prorogatio proposta dal grillino prof. Becchi, con alcune importanti correzioni. leggi tutto
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