Il Presidente del Consiglio Monti inizia a dare i primi segnali di ottimismo: “la fine del tunnel sta cominciando a illuminarsi e ci stiamo avvicinando alla fine di questo tunnel”.

Peccato che gli italiani questa luce ancora non riescono a vederla, anzi. L’Istat proprio oggi rivela che il tasso di disoccupazione a giugno è al 10,8%, +0,3% rispetto a maggio e +2,7% su base annua. Percentuali che si traducono in +73mila disoccupati, per un totale di 2 milioni 792mila persone che non hanno lavoro.

Certo, sappiamo bene che la luce di cui parla Monti avrà bisogno dei suoi tempi per concretizzarsi in ripresa economica e quindi in lavoro e occupazione. Ma se la fine del tunnel si intravede veramente, non sarebbe forse il caso di iniziare a pensare a cosa fare dopo l’emergenza tanto sbandierata? Sarebbe insostenibile per la nostra debole economia, non essere pronti ad affrontare il nuovo corso post crisi. Le crisi economiche nella storia, fra i mille problemi e disastri che portano con sé, hanno però un aspetto positivo: aprono nuove possibilità che possono essere colte da nuovi interpreti.

Le crisi, per certi versi, possono essere un po’ come la safety car nelle gare di Formula 1: hanno il compito, in caso di incidenti gravi, di rallentare le vetture e raggrupparle, ovvero di azzerare i vantaggi e dare a tutti una nuova chance nella competizione. Se è vero, quindi, che il tunnel della crisi sta per finire, bisogna farsi trovare pronti con il piede sull’acceleratore. Ogni attimo di esitazione è un attimo perduto.

Fuor di metafora, dopo i pesanti ed iniqui sacrifici chiesti agli italiani, Monti dovrebbe adesso pensare a quella famosa chimera della “Fase2”, invocata sin dal primo giorno dal Governo tecnico e posticipata sine die. Quel giorno è arrivato? Ci siamo fatti trovare impreparati dalla crisi, non facciamoci trovare colpevolmente impreparati anche per il dopo crisi.

 

(31 luglio 2012)



 



Ci stiamo avvicinando alla fine del tunnel della crisi. Adesso però bisogna ripartire

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