Linux Day. Tributo al software libero
Si terrà domani l’undicesima edizione del Linux Day, la manifestazione nazionale per la promozione e la diffusione di GNU/Linux ed il software libero in generale. L’iniziativa, promossa dalla Italian Linux Society, quest'anno è organizzata localmente in oltre 110 città distribuite su tutto il territorio nazionale, presso università, enti di ricerca, dopolavoro ferroviario, teatri e librerie.
È ormai lontano quell’agosto del 2001 (giorno del decimo anniversario della nascita di Linux), quando si pensò di organizzare il primo Linux Day per far uscire il pinguino dai laboratori e dalle camerette di giovani nerd e tentare la titanica impresa di far conoscere il software libero agli italiani che avevano occhi solo per le finestre di Windows.
In questi dieci anni ne sono cambiate di cose. Nonostante il mondo dell’open source rimanga ancora una piccola nicchia nello spietato mercato del software, il pinguino ha già raggiunto traguardi inattesi. Secondo i dati forniti da Net Market Share, la diffusione globale di Linux si attesta intorno al 1.11% (Windows 92.44% e Mac 6.45%), eppure questo piccolo punto percentuale appare qualitativamente molto rilevante. La gran parte dei server su cui si basa internet gira su Linux, un esempio su tutti: i server utilizzati da Google. Per restare in casa big G, il sistema operativo android, il più diffuso sistema operativo per smartphone e tablet, è uno sviluppo di Linux. Per non parlare poi degli e-book reader, dove i sistemi Linux la fanno da padrone.
L’open source si è insinuato anche ad Hollywood: gli effetti speciali di Avatar, Shrek, Matrix, solo per citare alcune famose pellicole, sono realizzati in parte con l’ausilio di software basato su Linux.
Ma il pinguino non ha dimenticato le sue “origini accademiche”. Ha infatti colonizzato anche i più importanti enti di ricerca del mondo, come ad esempio l’ormai arcinoto acceleratore di particelle del Cern, che funziona con un sistema operativo Linux compilato ad hoc, lo Scientific Linux Cern.
Anche molte Pubbliche Amministrazioni e strutture statali di paesi come Spagna, Norvegia e Francia, oltre alla maggior parte dei paesi sud americani, utilizzano già da tempo sistemi Linux. Il pinguino si è stabilito anche in posti veramente ‘caldi’: chi lo avrebbe mai immaginato, in effetti, presso la borsa di Londra o di New York, finanche al dipartimento della difesa Usa, che utilizza una versione iperblindata di Linux realizzata su misura.
Sono trascorsi venti anni da quando Linus Torvalds rilasciò la prima versione ufficiale del sistema operativo open source che prenderà poi il suo nome (con la “x” di unix al posto della “s” finale) e né lui né gli altri attori della rivoluzione open source potevano prevedere quale sarebbe stato il futuro del pinguino. Magari sognavano una diffusione più di massa, e non immaginavano invece una diffusione di nicchia così qualificata.
Ma nel mondo digitale non sempre sono i grandi numeri la cartina al tornasole del reale impatto innovativo che si può avere sulla società. Basti pensare alla vicenda della prematura morte di Steve Jobs, che ci ha mostrato come sono numerosi quelli che indicano il creatore della mela morsicata come l’uomo che più ha influenzato l’innovazione tecnologica ed informatica in questi ultimi decenni. Più di quel Bill Gates, meno cool e carismatico di Jobs, sebbene con il suo Windows detenga ancora oltre il 92% del mercato globale dei personal computer.
Articolo pubblicato sul quotidiano Terra del 21 ottobre 2011
(21 ottobre 2011)

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