Web 2.0. Il sorpasso degli smartphone, il pc va in soffitta
Già tempo fa ne avevamo parlato, ma era più che altro un’ipotesi, per alcuni un rischio. Oggi i dati dell’Osservatorio New Media & New Internet del Politecnico di Milano confermano il sorpasso dell’utilizzo della rete tramite smartphone e tablet rispetto al pc.
Veniamo ai numeri. Secondo l’Osservatorio, i “tradizionali” pc sono presenti solo nel 60% delle case italiane, mentre gli italiani connessi tramite smartphone sono ben 21 milioni, numero rilevantissimo cui va aggiunto il milione e mezzo di persone che utilizzano un tablet per connettersi.
“È un cambiamento profondo. Stiamo passando da un mondo legato al computer a uno basato su smartphone, tablet e un domani anche tv connesse”. Sono le conclusioni che trae Giovanni Toletti del team di ricerca del Politecnico. Inoltre, sostiene sempre Toletti: “Stiamo lasciando il vecchio web in favore delle applicazioni, e il regno dei motori di ricerca per quello dei social network”. Le parole del ricercatore dell’osservatorio sono confermate dalle 500 milioni di app scaricate e dal fatto che a oggi il 90% degli italiani ha un profilo Facebook.
Il successo di mercato dei nuovi device comporta anche una migrazione degli investimenti. Se gli inserzionisti sul web crescono del 16% (1,2 miliardi di euro), la pubblicità su smartphone e tablet è aumentata del 70% e i servizi a pagamento del 120%.
La causa di questo fenomeno è, secondo Toletti, legata a una differente abitudine di utilizzo fra il vecchio web e il nuovo modo di fruire i contenuti digitali: “Nessuno è disposto a pagare per un articolo o un video sul web. Su smartphone e tablet invece sì. E poi questi dispositivi sono già o stanno diventando più universali dei pc”.
I dati della ricerca confermano quindi che la morte del web per come l’abbiamo conosciuto dagli anni novanta a oggi è vicina. Già nel 2010 aveva lanciato l’allarme Chris Anderson, il direttore della famosa rivista informatica Wired, con un articolo provocatorio intitolato “The Web is dead”.
Ma la tesi di Anderson andava oltre la questione relativa al cambio di device utilizzato per connettersi o della propensione a pagare contenuti per smartphone e tablet. Secondo il direttore di Wired, infatti, gli utenti pagheranno e stanno già pagando, a loro insaputa, anche la perdita di libertà d’informazione e di comunicazione che il vecchio web, per come era concepito, ci ha garantito fino ad oggi.
(20 marzo 2012)

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