Il Governo dei professori toglie ai ricercatori per dare ai baroni
Sentiamo ripetere da anni, come un mantra, che bisogna agevolare e incentivare i giovani ricercatori perché, a detta di tutti i politici di qualsiasi colore, il rilancio del nostro Paese passa dalla ricerca e dall’innovazione.
Tutte le ultime riforme della scuola e dell’università sono state presentate come una rottura con le vecchie dinamiche “baronali”, a favore del merito dei tanti giovani ricercatori. Anche se poi, in pratica, si è trattato sempre e solo di tagli lineari, che hanno penalizzato soprattutto quei giovani cervelli che, a parole, si volevano tutelare e incentivare.
Anche il Governo dei Professori, in questi mesi, si è pronunciato a favore delle meritocrazia e si è detto molto interessato al futuro dei giovani ricercatori, sempre a parole. Il Governo Monti, però, è andato nella direzione diametralmente opposta a quella dichiarata. Ieri, infatti, in Commissione Affari Costituzionali al Senato è stata bocciata la proposta di revisione di una norma del decreto Semplificazioni che cancella il finanziamento della ricerca scientifica tramite il principio del "peer review" (uno strumento utilizzato, con successo e da tempo, nel mondo della ricerca anglosassone e come criterio cardine delle pubblicazioni scientifiche).
Nella finanziaria 2007 del Governo Prodi era stata inserita un norma grazie alla quale il 10% dei fondi nazionali per la ricerca venivano erogati direttamente ai giovani ricercatori secondo il giudizio dato “da pari”. Con questa norma, sono stati finanziati, dal 2007 ad oggi, più di 100 progetti di ricerca, con un finanziamento medio di mezzo milione di euro a progetto.
Ma di che cosa si trattava? Semplice: all’assegnazione di tali fondi potevano partecipare, con i loro progetti di ricerca, solo ricercatori under 40 e a valutare chi potesse accedere ai finanziamenti e chi no, era una commissione di “pari”, ovvero un gruppo di ricercatori, metà italiani e metà stranieri, che valutavano in termini scientifici i progetti presentati e decidevano chi fosse meritevole di ricevere i finanziamenti. Fino a ieri, appunto, quando il sistema del “peer review” è stato cancellato.
Questa norma, che metteva l’Italia in linea con il resto dei Paesi con i livelli di ricerca più evoluti, era stata fortemente voluta, nel 2006, dal Premio Nobel e Senatore a vita Rita Levi Montalcini e dal senatore Pd Ignazio Marino. I due sono stati in prima linea, anche in questi giorni, per impedire che, con il decreto Semplificazioni, si cancellasse una norma che ha tanto aiutato i giovani ricercatori talentuosi, togliendo invece soldi ai “baroni” della ricerca.
Per scongiurare la cancellazione, infatti, i due senatori avevano presentato un emendamento ad hoc, ma in Commissione Affari Costituzionali, incredibilmente, il Pd (con le sole eccezioni di Marino e di Marilena Adamo) ha votato contro. Cosi l’emendamento è stato bocciato.
Il Ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, ha giustificato la norma taglia fondi con le difficoltà pratiche di istituire ogni volta la commissione di revisione, soprattutto per quanto riguarda la parte internazionale della stessa. Ma a detta dei membri di pari delle commissioni precedenti, la Pubblica Amministrazione italiana aveva pochi oneri, sia economici che organizzativi, nella selezione della commissione (scelta solitamente affidata ad associazioni scientifiche all’estero) e un ritorno in termini di efficacia e di riconoscimento della ricerca italiana all’estero elevatissimo.
“Questo decreto cancella i principi di trasparenza e merito nell’assegnazione dei fondi pubblici per i giovani ricercatori – ha commentato il senatore Marino - Purtroppo, nonostante l’appello rivolto nei giorni scorsi anche dalla professoressa Rita Levi Montalcini affinché non si facesse questa marcia indietro, il Ministro Profumo ha fatto orecchie da mercante. E’ davvero un segnale negativo da parte di questo Governo che, da un lato, afferma la volontà di modernizzare il Paese, ma dall’altro agisce cancellando norme che avvicinano l’Italia al mondo internazionale e ristabiliscono regole di un passato che speravamo sepolto”.
Anche la Montalcini si è detta molto amareggiata per l’esito del voto in Commissione: “Eravamo riusciti con immane fatica a inserire una norma che ci avvicinava alla comunità scientifica internazionale e ora vogliamo abolirla? Così l’accesso ai finanziamenti sarà di nuovo possibile solo a chi ha le giuste amicizie e non la necessaria preparazione acquisita in anni di studio, magari negli scantinati di qualche facoltà, per pochi euro”.
(28 marzo 2012)

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